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Aborto: l’autodeterminazione come punto di incontro?

Da sempre l’aborto, detto anche IVG, ovvero Interruzione Volontaria di Gravidanza, è un tema davvero divisivo. C’è chi è a favore, chi contro, chi si trova a metà, chi lo riserva solo a casi “limite”. Insomma, le opinioni sono davvero variegate. Spesso, di fronte a temi così delicati, non si riesce a trovare un punto di incontro. Una cosa però dovrebbe essere tenuta in considerazione: non possiamo imporre le nostre credenze o ciò che noi riteniamo sia la scelta “giusta” agli altri.

Aborto: che cos’è

L’aborto è l’interruzione della gravidanza. Vi sono due tipologie: volontaria (nel caso della IVG) o spontanea. Con la IVG la donna viene seguita sia da un medico sia da altre figure sanitarie durante tutto il percorso.

In Italia, la IVG è tutelata per legge (legge 194/78) ed entro novanta giorni dal concepimento è possibile abortire volontariamente. Prima di tutto, a chi decide di intraprendere la IVG, viene rilasciato un certificato medico che permetterà l’accesso all’intervento. Prima di accedere all’intervento, la donna o coppia sono assistiti da figure sanitarie, che li aiutano nel percorso, per far prendere loro una decisione ponderata e consapevole.

Tipologie di aborto

Generalmente, quando si parla di aborto, spesso si fa riferimento all’intervento chirurgico, ma in realtà esistono varie tipologie di IVG! In base allo stadio della gravidanza si sceglie la tipologia di intervento adatta.

Aborto farmacologico

Si somministrano due farmaci: il primo è il mifepristone (la RU486), il secondo, si somministra due giorni dopo dal primo, ed è la prostaglandina. Dopo un paio d’ore dall’assunzione dei farmaci si verifica l’aborto.

Aborto chirurgico

In questo caso vi è un intervento chirurgico con anestesia o locale o generale. I due principali metodi sono il raschiamento e l’isterosuzione. L’isterosuzione consiste nell’aspirare, tramite un tubicino (metodo Karman), il feto ed il tessuto dall’utero. Nel caso del raschiamento, invece, il medico durante l’intervento usa una curette di acciaio per raschiare le pareti dell’utero.

Ecco cosa viene espulso con l’aborto, ma occhio ai dettagli!

Lo scorso ottobre, The Vision ed altre pagine social, hanno pubblicato alcune foto, riportate di seguito. Le foto scattate mostrano quanto resta dopo l’aborto. Vi è molta curiosità in merito, però attenzione!

The Vision specifica che quanto rappresentato è ciò che viene espulso dopo l’aborto, settimanalmente, ma manca qualcosa! In realtà quanto si vede, come precisato da Butac.it, è il materiale espulso in seguito all’aborto ripulito dal sangue. Come spiega Butac.it, in queste foto vi sono sia la sacca gestazionale, sia l’embrione. L’embrione però essendo “svuotato” perde forma, risultando irriconoscibile.

In realtà, ciò che accade nel corpo della donna è diverso. Come consiglia Focus, in questa pagina è possibile cons consultare la struttura 3D dell’embrione, giorno per giorno.

Vita o non vita, è questo il dilemma?

Quando si parla di IVG, vi sono due pensieri agli antipodi: chi pensa che già dal concepimento l’embrione sia vita e chi, invece, crede ci sia un momento specifico per poterlo effettivamente considerare tale. In genere, viene preso di riferimento il terzo mese come spartiacque, ovvero quando si forma il sistema nervoso che permette di provare dolore.

Come spiega Provesi.it, da una parte vi è chi sostiene che l’aborto non sia omicidio, poichè, di fatto l’embrione è il frutto dell’unione di organismi vivi. La vita c’era anche prima, e quindi l‘ovulo fecondato non dà “inizio di vita”. Il fatto che l’embrione possa diventare persona non è abbastanza per poterlo trattare come tale e per poter provare un senso di obbligo morale nei suoi confronti (J. C. Burley and J. Harris. Blackwell, da Provesi.it).

Stabilire quando la soppressione di un gruppo di cellule è un omicidio e quando invece non lo è, non può che derivare da una nostra convenzione e non da un elemento oggettivo della natura. Non diversamente dallo stabilire a che età si è abbastanza maturi per votare”

Marco Musy, da Provesi.it

Provesi.it guarda anche verso l’altra parte della medaglia, legata più alla “morale“, con una buona componente religiosa: il concepimento è vita. Come viene riportato in Provesi.it, la Chiesa da sempre ritiene immorale l’aborto e lo vede come omicidio. Giovanni Paolo II, citato in Provesi.it, esprime parole forti in merito e paragona l’aborto, il divorzio, l’anticoncezione e non solo, ad un totalitarismo vestito da democrazia.

C’è qualcosa che forse potrebbe mettere d’accordo tutti

Le ragioni che portano una donna ad abortire possono essere molteplici. A prescindere della motivazione, intraprendere una IVG non è mai una scelta presa a cuor leggero. Spesso si accusa la donna di essere insensibile, di aver preso la strada più facile. La donna si sottopone ad uno stess fisico e psicologico non indifferente.

Bisognerebbe essere meno giudicanti. Spesso queste donne subiscono un’umiliazione gratuita sia prima di accedere alla IVG, sia dopo. Basti ricordare le parole di Giorgia Soleri.

Che si tenda da un lato (aborto) o dall’altro (maternità), non si sarà mai tutti completamente d’accordo.

Siamo tutti d’accordo (spero) sul fatto che l’aborto non debba essere usato come metodo contraccettivo. Siamo consapevoli che l’educazione sessuale sia un tasto dolente, però bisogna essere altrettanto consapevoli del fatto che vi sia pur sempre internet per poter fare le proprie ricerche, progetti come la EdSexBOT di cui abbiamo parlato recentemente e tante pagine social che fanno divulgazione. Ad oggi ci si può informare in svariati modi.

Ognuno, esprimendo il proprio accordo o disaccordo, vuole essere ascoltato ed esercitare il proprio volere. Proprio perché non vorremmo che qualcuno ci imponga la propria decisione, allo stesso modo è importante lasciare libertà alla donna di poter decidere cosa, come e quando fare del proprio corpo.

Sebbene la scelta di abortire possa non essere in linea con il proprio concetto di “ideale“, a prescindere da quanto “giusta” appaia ai nostri occhi la motivazione, bisogna rispettare tale scelta.

Potrà sembrare esagerato, inopportuno, ma il corpo non è nostro. In generale, non dovremmo mai imporre la nostra opinione, se poi, il tutto non ci tocca.

A prescindere a chi si dia la libertà di scelta (donna o feto), l’altro ne sarà privato. Cosa significa effettivamente far decidere un feto? Quando potrà effettivamente decidere? E se decidesse di non voler più continuarla, questa vita?

Qualora il feto risultasse frutto di stupro o incesto, o quando il feto mette in pericolo la vita della madre stessa, come ci si dovrebbe comportare in questi casi? L’aborto sarebbe ritenuto “giusto” solo in queste casistiche poichè è in linea con il nostro concetto di “orrore” o pericolo?

Senza scendere a dibattiti fatti di immagini, il concetto di autodeterminazione potrebbe essere il punto di incontro che metterebbe d’accordo tutti.

Giulia Multineddu

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