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Ammettere le proprie paure, per superarle

Paura del buio

È una sera di fine estate, il sole è tramontato già da un po' lasciando il posto all’imbrunire. 

Aurora gioca con un’amica sotto i lampioni di un chiosco, mentre noi adulti ci rilassiamo facendo quattro chiacchiere. 

 

Aurora, andiamo sui giochi?” la invita la sua amica. Ma i giochi sono al buio e dopo una breve riflessione lei risponde “No, io non vengo, ho paura del buio”. 

A questo punto l’amichetta indaga incuriosita “Ma hai paura dei mostri?”, mia figlia, con la quale non ho mai usato lo spauracchio del mostro o del lupo o dell’uomo nero, neanche per scherzo, le risponde lucidamente “Ma no, ho paura perché c’è buio e non vedo dove metto i piedi, e quindi non mi sento sicura, poi se mi allontano nel buio non vedo la mamma e il papà e se non li vedo, non mi sento sicura, capito?”, sembra di sì, ma dopo qualche minuto l’amica torna con la stessa domanda e Aurora riafferma il concetto “Ti ho detto che ho paura! Non mi sento sicura nel buio” e mentre avvalora la sua tesi, mi guarda nella speranza di essere compresa. 

Amore, sono d’accordo, nessuno è obbligato a fare qualcosa che non si sente di fare, va bene così” le rispondo, accogliendo il suo sentimento senza cercare di convincerla a fare qualcosa che non si sente di fare. Perché non lo faccio? Perché ritengo che avere la percezione di ciò che fa paura sia un passo fondamentale, sicuramente il primo, che permetterà ad ognuno, con i suoi tempi e i suoi modi, di superarla, quella paura. 

 

Cosa succede quando abbiamo paura? 

Facciamo un po' di chiarezza su quello che succede quando abbiamo paura. Il nostro corpo è dotato di un sistema di sicurezza che ha la funzione di proteggerci e siccome la paura è un meccanismo di sopravvivenza di base, il segnale d’allerta è estremamente veloce, più veloce del pensiero, per intenderci. Poi arriva l’allarme che ci incoraggia a fare esattamente ciò che dobbiamo (fuggire, combattere, pianificare, nasconderci), poi grazie alla valutazione che coinvolge il pensiero, la logica, il linguaggio e lo spirito critico, riusciamo a capire se il pericolo è reale o no e agire di conseguenza. Per esempio, grazie alla valutazione possiamo capire se quello che ci spaventa è un orso vero o è solo la sua immagine che ci fa paura. In quel caso, in un sistema di sicurezza che funziona, si attiva il cessato pericolo, e tutto passa.  Capita però che, se i nostri figli manifestano una paura, la prima cosa che ci viene da dire è “ma dai, non avrai mica paura, ormai sei grande!”, creando in loro un senso di disagio. 

 

Il coraggio di ammettere le proprie paure

Esatto, disagio. Perché le paure sono incontestabili, ognuno ha le sue, ed ogni paura è un messaggio per noi adulti, qualcosa da accogliere offrendo il nostro sostegno. Respingere una paura con un “non c’è motivo di avere paura” serve a poco, se non a perdere l’occasione di trovare soluzioni, magari giocose, con i nostri figli, mostrandogli empatia e comprensione. Perché la paura, come qualsiasi altra emozione è qualcosa di intimo che i nostri figli ci donano perché si fidano di noi. Non solo, ammettere le proprie paure è qualcosa che noi adulti abbiamo disimparato, ma è un grande atto di coraggio, che tendiamo a far passare per una debolezza da sconfiggere, come hanno fatto con noi i nostri genitori. 

 Diamo il giusto tempo

Cerchiamo di uscire da quel meccanismo per cui le paure vanno superate subito se no chissà cosa diventano, perché non funziona. Ciò non vuol dire che dobbiamo lasciare che i nostri figli si crogiolino nelle loro paure, anzi, esattamente il contrario, ma con un criterio che li aiuterà anche quando saranno adulti. Accogliamo le loro paure e offriamoci come supporto, le nostre parole, che accompagnate da un tono dolce possano offrire ai nostri figli una prova di sicurezza. 

Diamo ai bambini il tempo di assorbire le informazioni e lasciamo loro il compito di compiere il passo finale. Ognuno con i suoi tempi.   

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