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Cosa c’entra Bach con i Jethro Tull?

Bourrée in mi minore partitura Bach

Johann Sebastian Bach è uno dei compositori più famosi della storia della musica, se non il più famoso in assoluto. Nato a Eisenach nel 1685, rappresenta la sintesi della tradizione musicale tedesca dal Rinascimento al Barocco. È diventato figura di riferimento per tutti i compositori a lui successivi per la tecnica sofisticata, per le armonie e le melodie, per l’incredibile dicotomia che riesce a creare tra innovazion e tradizione.

Ma facciamo un salto in avanti di circa trecento anni o poco meno: è il 1967 quando in Inghilterra il cantante e flautista Ian Anderson fonda il gruppo rock dei Jethro Tull. Oltre a lui, il chitarrista e corista Mick Abrahams, il bassista Glenn Cornick e il batterista Clive Bunker. Negli anni la formazione si modificherà a più riprese, lasciando come unico elemento di continuità Ian Anderson, fino al 2011, quando il gruppo si è sciolto.

Dall’incontro tra queste due entità, nasce un brano come Bourée. Ma prima di parlarne, chi è Bach? E chi sono i Jethro Tull?

Bach: la vita

Johann Sebastian, ottavo figlio di una famiglia di musicisti, resta orfano a soli dieci anni. Studia violino e organo, strumento che suona a S. Bonifacio, nella città di Arnstadt, dal 1704 al 1707. Sono gli anni in cui inizia a comporre le prime opere di un certo rilievo, come il Capriccio sopra la lontananza del suo fratello dilettissimo per organo.

Bach all'organo
Johann Sebastian Bach all’organo, circa 1725.

Nel 1708 diventa organista di corte e cembalista dell’orchestra ducale a Weimar: in questo periodo matura definitivamente come organista, trascrivendo spesso per organo o cembalo musiche di compositori italiani suoi contemporanei. Nel frattempo si sposa con Barbara e nel 1717 diventa Kapellmeister – maestro di cappella – alla corte di Köthen.

Alla morte della prima moglie, da cui aveva avuto sette figli, sposa Anna Magdalena Wülken, da cui ne avrà ben tredici, alcuni dei quali seguiranno le orme del padre, diventando grandi musicisti: Wilhelm Friedemann, Carl Philipp Emanuel e Johann Christian. Nel 1723 si trasferisce definitivamente a Lipsia, assumendo il ruolo di Kantor – organista e direttore del coro della chiesa –, che manterrà fino alla morte, avvenuta nel 1750.

È un compositore molto prolifico, che si dedica a opere per clavicembalo, organo, soli e orchestra, oratorii, cantate… Molti dei suoi manoscritti sono andati perduti. È considerato il re della fuga, una forma musicale polifonica che si basa sull’elaborazione contrappuntistica di una o più idee tematiche, caratterizzata da regole rigide e precise.

Bach: la fortuna

Frontespizio "Passione secondo Matteo" Bach
Frontespizio della “Passione secondo Matteo”

Tra le composizioni più famose di Bach, quella forse più conosciuta è la Toccata e fuga in re minore per organo. Egli è autore anche del celebre Il clavicembalo ben temperato (1722, 1744), raccolta di preludi e fughe per strumento a tastiera in tutte le tonalità, maggiori e minori, composta “per utilità ed uso della gioventù musicale avida di apprendere, ed anche per passatempo di coloro che in questo studio siano già provetti”. Si tratta di una pietra miliare, ancora alla base dello studio di ogni pianista.

Scommetto che tutti voi avevate già sentito parlare di Bach. E non solo una volta nella vostra vita, immagino. Eppure, alla sua morte la sua musica finisce dritta nel dimenticatoio, così come la sua stessa figura. Dal 1750 al 1829 sembra non suscitare alcun interesse.

Opera che riporterà in auge il grande compositore è la sua Passione secondo Matteo, eseguita quando lui era in vita solo tre volte (1727, 1729 e 1736), sempre a Lipsia. Poi più nulla. Finché un giovanissimo Felix Mendelssohn, all’epoca ventenne, non la riscopre, dirigendone a Berlino una selezione da lui curata. Si tratta probabilmente del risultato più maturo della riforma luterana attuato sul piano musicale: non va mai dimenticato il suo profondo rapporto con la spiritualità.

Jethro Tull

Ma cambiamo totalmente ambiente e periodo storico. Inghilterra, 1967: nascono i Jethro Tull. Il nome è particolare: fanno infatti riferimento a un agronomo britannico vissuto a cavallo tra Sette e Ottocento, pioniere dell’agricoltura moderna e inventore della prima seminatrice meccanica. Una scelta a dir poco particolare, fatta da uno dei loro agenti, appassionato di storia: dopo aver cambiato numerosi nomi, scelsero questo perché per la prima volta furono richiamati dal locale in cui suonarono con questo nome.

La band si orienta inizialmente verso il blues, ma il grande successo arriva nel 1969, con l’album Stand Up. Sono gli anni dei Beatles e dei Pink Floyd! Dopo un periodo di inattività iniziato nel 2014, quando Ian Anderson aveva comunicato la sua intenzione di dedicarsi a una carriera da solista, la band è tornata sulle scene nel 2017.

Copertina Stand up
Copertina dell’album “Stand up”

Cosa rende il gruppo così particolare? Un flauto traverso. Non esattamente lo strumento tipico delle band, se vogliamo dirla tutta, ma il suono che ne tira fuori Ian Anderson è qualcosa di spettacolare. È un autodidatta e pare che si sia ispirato nel modo di suonare a Roland Kirk, polistrumentista statunitense fondatore del flauto jazz moderno, insieme a Herbie Mann. Anderson suona spesso su una gamba sola – cosa non gli avrebbero detto gli insegnanti di Conservatorio! – e pare avesse iniziato a studiare questo strumento giusto un paio di mesi prima di incidere il primo disco della band.

Bach e Jethro Tull: Bourée

Ian Anderson giovane
Ian Anderson prima
Ian Anderson ora
Ian Anderson ora

Ed è proprio il flauto il grande protagonista del brano che ci porta qui oggi: Bourée. Si tratta di un brano unicamente strumentale, tratto dall’album Stand Up, ed è l’arrangiamento di Ian Anderson da una danza in mi minore dalla Suite per liuto n° 1 BWV 996 di Johann Sebastian Bach. Cos’è la bourrée? Si tratta di una danza, per l’appunto, di origine francese, generalmente a due tempi, veloce, risalente al medioevo.

Ian Anderson, quando ha deciso di arrangiare il brano di Bach, non lo aveva mai sentito per intero. Racconta che un ragazzo che abitava sotto di lui suonava continuamente la Bourrée alla chitarra, ma si bloccava a un certo punto perché non riusciva ad andare avanti. Invece di fermarsi a studiare il passaggio complicato, ricominciava dall’inizio.

Il flautista ne crea una versione divisa in tre parti: si inizia con l’originale, segue una sezione di improvvisazione e si conclude con la ripresa del tema, con la sovrapposizione di due flauti.

Ma ora vi consiglio di prendervi 5 minuti per dedicarli all’ascolto di Bourée, qua in una versione orchestrale.

Bach non è stato il solo compositore classico che i Jethro Tull hanno indagato: celebre è anche la versione sempre di Ian Anderson della splendida Pavane di Gabriel Fauré!

Resta una domanda a cui, purtroppo, non potremo mai avere risposta dal diretto interessato: dunque, secondo voi, cosa ne avrebbe pensato il nostro Johann Sebastian?

Dora Strukan Garrone

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