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Bimbi scalzi al parco: le regole da rispettare

I pomeriggi al parco

Passiamo la maggior parte dei nostri pomeriggi al parco insieme ai compagni di scuola di Aurora. Arriviamo, stendiamo il telo, e in men che non si dica, si riempie di bimbi scalzi e felici. Sul telo, infatti, si sale senza scarpine, ma non c’è stato bisogno di dirlo a nessuno perché i bambini, tutti, sono sempre molto attenti quando c’è qualcosa di nuovo e soprattutto, adorano stare senza le scarpe. 

Vederli scalzi inizialmente ha scioccato qualche nonno e genitore “ma cosa fai senza scarpe!” chiedevano stupiti, e io prontamente rispondevo che è la regola del telo, senza specificare che si trattava di una regola non detta. A volte mia figlia, che fin da piccola è stata abituata a camminare scalza nell’erba, si fa una corsetta intorno al telo, seguita, ovviamente, dal resto della banda. 

I divieti

Questa è senza dubbio, per i più, un’azione molto poco, quasi per niente, tollerata, “non correre senza scarpe sul prato! Ti sporchi le calze! Puoi farti male con un legno! Può pungerti un insetto!”. Certo, per carità, potrebbe anche cadere un meteorite, lo so, ma magari non capita nulla di tutto ciò e alla peggio tornano a casa con le calze sporche e felici. Io sono chiaramente in imbarazzo: madre incosciente che manda la figlia in giro senza scarpe. Quindi per non sembrare proprio l’aliena di turno, le dico “Amore, stai nei paraggi, se vuoi andare lontano, metti le scarpine” e così fa, senza protestare. Metti le scarpe, togli le scarpe. Vedere in un pomeriggio, quante volte lo fanno senza bisogno che qualcuno glielo ricordi, mi fa molto riflettere sulla capacità di un bambino di rispettare le regole che per lui sono sostenibili. E così il telo diventa uno spazio magico di libertà, dove a volte, addirittura i bimbi si tolgono anche le calzine. 

Liberi e felici

Anche qui l’esempio, bello o brutto decidetelo voi, lo dà Aurora, che a piedi nudi nel prato ci ha passato intere estati. E tutti a togliere le calze, ad appoggiare i piedi sull’erba davanti a sguardi sconcertati, a ridere perché è fresca e i piedini erano bollenti dentro quelle scarpine, a sperimentare un tipo di libertà che per alcuni è ancora un territorio sconosciuto, “cosa fai? Torna subito sul telo! Potrebbe esserci un vetro!” e mi tocca intervenire per difendere il momento “è colpa mia, nonna, le ha tolte Aurora perché aveva i piedi caldi, controllo io se ci sono i vetri” e così, in pochi centimetri quadrati, a turno, sperimentano il contatto diretto con la terra. Poi tutti sul telo a fare le capriole, e poi la lotta, e la ruota. 

A volte si crea la magia

Sul telo c’è anche una bambola: Bella Stella è il suo nome, con un cuscinetto che le fa da lettino. Quella bambola è diventata la figlia di tutti i bambini, chi vuole darle da mangiare, che vuole cullarla, chi cerca di svegliarla per farla giocare. Ci giocano tutti, anche i maschietti. Posano i ragni finti, i super eroi allungabili, le palle da calcio, si avvicinano e la cullano con dolcezza, la guardano negli occhi tenendola in braccio come si fa con un bebè. E stanno così, con lei, per lunghi minuti, a cullarla e guardarla con dolcezza, qualcuno la porta in giro per il parco, senza toglierle gli occhi di dosso, camminando lentamente, per non farle male. Il nostro telo è magico perché è abitato da bambini curiosi, ribelli, capaci di tanta tenerezza da sciogliere i cuori più duri e le convinzioni dei più rigidi. Provate a buttarlo anche voi un telo su un prato a farci salire qualche bambino e a godervi lo spettacolo che si presenterà, sicuramente, davanti ai vostri occhi.

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