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Carlos, il rider con i libri e il sogno della MotoGp

Un’immagine semplice, senza emozioni eclatanti. Un’ immagine quasi di ordinaria normalità in un qualunque momento del tempo, unica diversa indicazione la mascherina indossata dal giovane. Passa un vigile, nota quel ragazzo seduto sui dei gradini sotto ad un lampione, con i libri aperti, scatta la foto e la posta sui social. L’immagine diventa virale. 

Perché quel vigile di Malaga ha voluto scattare la foto e renderla pubblica? 

 

Perché quel ragazzo di 24 anni che sta studiando all’EMA di Malaga per diventare meccanico, vorrebbe entrare nel mondo delle corse e sogna di lavorare nel MotoGP, ma soprattutto perché il motorino non è un motorino qualunque, è il motorino delle consegne di un delivery, è lo strumento di lavoro di Carlos Alegre, questo il nome del ragazzo, che per mantenersi mentre studia lavora come rider delle consegne. 

 

Marquez, campione di MotoGp, contatta Carlos 

La foto è diventata virale muovendo, tra l’altro, l’orgoglio dell’EMA che ripubblicandola ha commentato spiegando che Carlos è uno dei loro migliori studenti. La foto è arrivata fino a Marc Marquez, pilota e campione di MotoGp, che in un video si complimenta con Carlos e lo invita, quando si potrà tornare ad avere un pubblico e ad incontrarsi alle corse, ad una gara per conoscersi e per fargli vedere una corsa e i box delle moto da vicino. 

 

Carlos è un esempio, ed è bello che la sua foto abbia fatto il giro del web, perché ci ricorda che non è il solo. Conosco diversi giovani studenti che affrontano gli anni dell’università facendo i lavori più disparati per mantenersi, uscire dal guscio, cominciare a mettere i piedi nel mondo come quando in riva al mare si prova e si testa la temperatura dell’acqua con la punta del piede prima di tuffarsi e immergersi totalmente. Escono di casa e cominciano a costruirsi la loro strada facendo lavori che non c’entrano assolutamente nulla con quello che stanno studiando, commessi, magazzinieri, rider appunto.

Tutto questo mi fa pensare a quanti luoghi comuni esistono e ai quali spesso ci affidiamo. Tutti quei pregiudizi che sentiamo riferiti ai “giovani di adesso” che non hanno interessi sostanziali, sono solo superficiali, che non sono consistenti, che studiano e frequentano le università con leggerezza, che sono tutti mantenuti dalle famiglie e che fuori dalle aule si dedicano solo al divertimento, agli aperitivi e non hanno attenzione per niente e nessuno. 

 

Carlos, esempio di determinazione e speranza 

A prescindere dal fatto che non trovo nulla di male nell’andare a cercare il divertimento (non certo in questo momento con le restrizioni anti Covid), non è assolutamente vero che i ragazzi siano solo quello. 

Certo ci sono questi e anche quelli che rompono le vetrine, portano la loro protesta agli estremi, incendiano auto e invece che costruire distruggono. 

La riflessione importante che mi scaturisce dalla foto di Carlos in giro per il web è la meraviglia che ha suscitato il suo atteggiamento. Attenzione l’impegno del ragazzo è assolutamente lodevole, da riconoscere e da supportare, ma non consideriamolo come un fenomeno raro. Riconosciamo invece la volontà, la serietà e la capacità che hanno in tanti di coniugare senza dar troppo peso al fenomeno, l’impegno nello studio, la capacità di lavorare e il tempo da dedicare al cosiddetto “divertimento”. Lo fanno con la serenità propria della loro età. E ce ne sono davvero tanti.

Sono un esempio lodevole al quale dovremmo guardare con speranza, perché sono coloro che contribuiranno a ricostruire ciò che si è sfasciato.

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