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Chi è Amanda Gorman, la giovane poetessa che ha fatto venire i brividi al mondo?

Amanda Gorman, giovanissima poetessa americana, 22 anni, è stata invitata a presentare una poesia alla cerimonia per il giuramento del presidente degli Stati Uniti Joe Biden. 

A soli 17 anni è stata nominata Youth Poet Laureate di Los Angeles, e a 19 è vincitrice del prestigioso concorso National Youth Poet Laureate, che premia giovani poeti e poetesse Statunitensi. 

 

Mingherlina, con un difetto di pronuncia, nasce e cresce a Los Angeles attraversando la multietnicità della città, cresciuta nel quartiere nero da una madre single insegnate di inglese a scuola, mentre i compagni frequentano la palestra, lei passa il tempo in giardino a leggere anche due libri contemporaneamente. E’ ancora piccola quando comincia a scrivere le prime poesie, ma è da quando frequenta le superiori che la sua parola scritta diventa uno strumento per dire, per promuovere, creare. 

Diventa una giovane delegata alle Nazioni Unite e all’età di 16 anni fonda una associazione no profit One Pen One Page, per dare spazio alle parole di tutti i giovani. È impegnata come attivista nell’espressione delle differenze, del femminismo, dei giovani, della cultura africana, dell’emarginazione.

Ho ascoltato alcune delle sue poesie, presentate in diverse occasioni ufficiali, prima che recitasse “The Hill We Climb” alla cerimonia presidenziale del 20 gennaio 2021 e credo di poter dire che Amanda Gorman è l’esempio di questo nuovo modo di tanti giovani di essere impegnati NON CONTRO qualcosa, ma PER qualcosa. Bell’esempio è quella scritta, e recitata, ad aprile 2020 per dare un messaggio di innovazione e speranza durante la pandemia. È un modo di pensare completamente diverso, che ribalta ogni possibile concetto di rivoluzione e cambiamento, deporre le armi per trovare l’unità e l’unione nelle differenze per costruire un mondo nuovo. Forse è l’unico modo per fare una vera rivoluzione e lei lo esprime con tutto l’entusiasmo, la luce e la fiducia nel futuro che una persona così giovane ha da insegnarci. 

 

The Hill We Climb

La poesia scritta e recitata per la cerimonia di insediamento del presidente Joe Biden ha tenuto con il fiato sospeso il mondo per 5 potenti emozionanti minuti.

La rileggo più e più volte, ascolto e riascolto la giovanissima Amanda Gorman che la recita e ogni volta non riesco a non provare emozione e, ogni volta, non riesco a non farmi percorrere dai brividi lungo la schiena. 

La poesia, come la musica, è un linguaggio universale. Certo, c’è la barriera linguistica, ma andando oltre a quella, è un modo molto diretto di trasmettere un’emozione. È una freccia che va a colpire proprio laddove c’è quella corda particolare che sta vibrando nel sentire le parole. 

Amanda Gorman, con “The Hill we Climb” è riuscita a scagliare un numero infinito di frecce, facendo vibrare tutte le corde e facendo, quindi, emozionare il mondo. 

La poesia è stata scritta per l’insediamento di un Presidente degli Stati Uniti, quindi ogni frase si riferisce alla potenzialità e possibilità di quel paese di essere il portatore della speranza, della luce e della nuova ricostruzione. Richiama a tutti quei valori che hanno reso, nell’immaginario comune, l’America il paese dove il pensiero di libertà, uguaglianza e possibilità sono alla base della sua crescita, il paese dove: “una ragazzina dalla pelle Scura, tutta pelle e ossa, che discende dagli schiavi e allevata da una madre single, può sognare di diventare presidente…” Sappiamo che non sempre è vero, che non sempre questi grandi valori sono quelli alla base di chi guida la nazione, ma diciamo che qui parliamo della loro potenzialità. 

Ma quindi, perché questa poesia è risuonata così tanto in tutto il “globo”?

Perché è una poesia e ogni frase ogni parola pareva essere scritta per ciascun essere umano, soprattutto ora, dopo che la pandemia ci ha resi tutti un po’ più uguali, dopo che la pandemia ci ha resi tutti vulnerabili allo stesso modo. 

Ed è su questo che dovremmo riflettere. 

Siamo tutti, nazioni città paesi, ma soprattutto persone, singoli individui, singoli esseri umani, siamo tutti feriti, martoriati, arrabbiati, stanchi, delusi; non eravamo preparati ad un momento così terribile, però siamo tutti, ciascuno di noi, grandi nelle nostre potenzialità e possiamo offrire nuova speranza e sorriso se “abbandoniamo le armi per allungare la mano gli uni agli altri”. 

 

Dobbiamo tutti inerpicarci su una collina, la strada è difficile, ma potremo risorgere, ricostruire e lasciare in eredità un mondo migliore di quello che abbiamo trovato non basandoci sulla divisione, ma sull’unione, se quella strada in salita la faremo insieme. La vittoria di tutti noi esseri umani sarà costruita su ogni singolo ponte che getteremo per avvicinarci agli altri.

 

E così, la domanda con cui si apre la poesia “Quando arriva il giorno, ci chiediamo dove possiamo trovare la luce, in quest’ombra senza fine?” è una domanda che ognuno di noi si pone, e la risposta la troviamo alla fine: “Perché c’è sempre luce, se solo siamo abbastanza coraggiosi per vederla, se solo siamo abbastanza coraggiosi per essere noi luce”, ed è una risposta che risiede in ognuno di noi.

 

Un consiglio? Per noi che non siamo più così giovani, proviamo a “deporre un’arma” la mattina e sostituirla con una mano tesa al costruire insieme, con un pizzico di entusiasmo magari preso in prestito da una poetessa 22enne o da un giovane, giovanissimo che abbiamo vicino.

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