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Classifica libertà di stampa 2021: Italia al 41º posto

In Italia ci battiamo per molti diritti: da quello alla libertà individuale, fino ai diritti della sicurezza sociale, passando per quelli omosessuali. Tutti fondamentali e imprescindibili in un paese civile. Spesso, però, viene dato per scontato un altro diritto fondamentale: la libertà di stampa. Non siamo messi così bene, infatti, secondo il World Press Freedom Index in Italia siamo al 41° posto dopo Paesi come il Burkina Faso o la Corea del Sud. Difficile da credere, ma vero.

In base a cosa viene stilata la classifica sulla libertà di stampa?

Si basa su un questionario che tiene conto del quadro giuridico per i media, come le sanzioni per i reati di stampa, o l’esistenza di un monopolio di Stato per determinate tipologie di canali. Nel questionario sono incluse anche le violazioni del libero flusso di informazioni su internet. Più tante altre variabili che lascio volentieri agli statistici. Insomma, si tratta comunque di un qualcosa di attendibile, il che lo rende inquietante. Molto inquietante.

Cartina geografica dell'Europa che mostra la classifica libertà di stampa 2021, dal posto numero 35 al 45. L'Italia è al 41°

Perché siamo al 41º posto?

Nella visione comune tutti noi crediamo che “fonte attendibile = notizia attendibile”. Ma questo non è sempre vero, perché il mondo dell’informazione, proprio come qualsiasi altro ambito, non è interamente bianco o nero. Non ci si può basare su una semplice equivalenza per capire quali notizie siano attendibili e quali meno. Ci sono tantissime variabili: la prima, sicuramente l’appartenenza politica di chi finanzia il giornale. Senza considerare la capacità del giornalista di estraniarsi da quel che sta scrivendo, capacità peraltro quasi impossibile, perché è molto difficile descrivere una notizia in modo totalmente oggettivo. Soprattutto in un periodo in cui l’informazione è estremamente veloce. C’è la corsa al click, alla prima pagina di Google, e ovviamente chi esce per primo ha la meglio. Ridurre tutto al digitale però, sarebbe limitante, oltre che errato. Analizzando la classifica sopra citata, si può vedere infatti come negli anni, nonostante l’avvento di internet, la situazione non sia peggiorata notevolmente. Anzi, possiamo dire che internet, se usato nel modo giusto, potrebbe rappresentare un’inversione di tendenza rispetto al passato. 

Ok, la situazione è tragica. Ma quale può essere la soluzione in Italia?

Negli Stati Uniti si è diffuso un tipo di giornalismo chiamato “giornalismo esplicativo”, che cerca di fare un’analisi più complessa del problema. Ma nell’era in cui tutto è estremamente veloce e la soglia dell’attenzione media non supera i 3 secondi, come possiamo pretendere che prenda piede qualcosa di simile? Proprio come la maggior parte degli argomenti nell’era dell’informazione, il problema è insito nel pubblico. E nessuno se ne accorge. Più che la censura, il problema rischia di essere l’autocensura, in quanto il giornalista si sente minacciato nell’affrontare un argomento in un certo modo.  È necessaria un’inversione di tendenza, una dimostrazione di interessamento a temi che vanno oltre il gossip dell’ultimo minuto. In quest’ottica, sarebbe molto utile governare le nostre emozioni nel modo di fruire e condividere le notizie. Di certo non è un cambiamento semplice ed è necessario agire a livello culturale per anni, probabilmente decenni. Ma piano piano, la consapevolezza, è in grado di distruggere anche la peggiore problematica. Un po’ come la pioggia con le pietre, come dicevano i latini.

Il cambiamento è in mano a noi, più che alla politica.

Andrea Nuzzo
About author

Laureato in comunicazione digitale. Dopo il progetto di Bill ha fondato un'agenzia che, fantasia saltagli addosso, si chiama "Billover". Essere in primis un creator lo aiuta a combattere la procrastinazione, il suo più grande nemico. Del resto vi parlerà più avanti…
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