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Coca Cola testa le bottiglie di carta, addio plastica!

Per degradare una bottiglietta di plastica si stima ci vogliano 400 anni. La Coca Cola da sola produce più o meno 110 miliardi di bottigliette di plastica l’anno. E la loro produzione è quindi un quinto della produzione mondiale di bottigliette di plastica che assomma all’incirca a 550 miliardi di bottigliette di plastica l’anno. Un miliardo e cinquecentoseimila al giorno. Sessantadue milioni e settecento ottanta cinquemila l’ora. Più di un milione al minuto. Diciassettemila e cinquecento bottigliette di plastica prodotte al mondo ogni singolo secondo che passa… 

 

Bottiglie di carta: capiamo meglio… 

Che la Coca Cola Co. abbia deciso di iniziare la sperimentazione di nuove bottigliette di carta, quindi biodegradabili, non è ancora la soluzione definitiva del problema ma è sicuramente un cambio di prospettiva decisivo per tutto il settore.

Vediamo un po’ cosa sono questi nuovi contenitori “di carta”. In realtà non sono tanto nuovi, e neanche del tutto di carta. Pensiamo, per esempio, ai contenitori quadrangolari per il latte o il vino “in cartone”. Sono fatti con il cosiddetto poliaccoppiato, ossia un guscio esterno di cartone ricoperto internamente da una pellicola di plastica facilmente separabile in fase di riciclo (tant’è che lo ricicliamo nel contenitore della carta) e di una chiusura avvitabile in plastica, anch’essa riciclabile. È anche molto più leggero e meno fragile del vetro, ma presenta un paio di problemi: non è molto adatto per le bevande gassate sia per la sua resistenza che… per la sua resa estetica. 

 

Una prima vera bottiglia di carta fu, nel lontanissimo 2008, la “360 Paper Bottle” della Brandimage, vincitrice del premio International Design Exellence Award (IDEA). Totalmente riciclabile ma ritenuta non bellissima, non fece molta strada. Nel 2013 appare in California il primo vino rosso in bottiglia di carta: il “Paper Boy”. 14,5° in una bottiglia di carta riciclata e pressata, foderata internamente da una pellicola di plastica e con un’etichetta stampata direttamente sulla bottiglia con inchiostri naturali che recita: “Mangia-Bevi-Ricicla”. In caso di vini bianchi, si assicura la resistenza della bottiglia nel cestello del ghiaccio per almeno tre ore prima che inizi a cedere… Rispetto al vetro pesa molto meno e quindi comporta una minor spesa, anche energetica, per il trasporto. 

 

Vetro, carta o legno? Alla ricerca del materiale migliore

Ma, mentre il vetro può essere riciclato all’infinito, il cartone dopo un po’ si sfibra e, inoltre, ha bisogno di acidi per essere disinchiostrato ogni volta. Però fondere il vetro richiede molta energia… Insomma, si pone un dilemma. Nel 2019 entra in ballo la multinazionale Carlsberg, quinto produttore mondiale di birra. Si inizia a parlare di una bottiglia fatta utilizzando fibre di legno, più resistenti della carta alla pressione del gas. E, accanto alla solita versione foderata internamente con una pellicola di plastica, si inizia a sperimentare un rivestimento interno a base biologica. La ricerca viene portata avanti da un consorzio chiamato Paboco (Paper Bottle Company) di cui fanno parte, oltre alla Carlsberg, i produttori della wodka Absolut, l’azienda di prodotti cosmetici L’Oréal e Coca Cola. Nel frattempo nel Regno Unito, dove durante il lockdown è cresciuto a dismisura il consumo di vino in cartone, esce il primo Gin in una bottiglia di carta prodotta da un’azienda dal nome evocativo: la Frugalpac.

 

Bottiglie di carta: Coca Coca inizia la sperimentazione

E arriviamo al recente annuncio della Coca Cola. Trovata finalmente la bottiglia resistente ma anche di “bell’aspetto”, si passa ora alla fase di test al consumo: ben 2.000 bottigliette di carta (eh, sì… solo duemila ma è una prova…) verranno messe in vendita in Ungheria entro la fine di quest’anno. Al di là degli esigui numeri di partenza, indubbiamente è l’inizio di una nuova visione del mondo e si spera che dia presto i suoi frutti e che diventi la norma.

 

Comunque, nell’attesa della loro sparizione dal commercio, sii come Bill: se trovi una bottiglietta di plastica in spiaggia, lungo un sentiero di montagna o anche per strada, raccoglila e buttala nel secchio giusto. Non è solo educazione e sensibilità: sarà una microplastica in meno nel nostro organismo nell’immediato futuro.

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