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Come i fossili ci raccontano la storia della vita sulla Terra

Alcuni ne fanno un oggetto da collezione, altri invece dedicano la propria vita a studiarli. Questi curiosi reperti sono in grado di raccontarci molto più di quanto immaginiamo: infatti, i fossili costituiscono un’importante risorsa per chi fa dello studio della storia della vita sulla Terra la propria professione. E diciamocelo, non è un’impresa da poco. Andiamo quindi a scoprire cosa sono questi affascinanti resti e a capire se davvero studiarli possa aiutarci nel ricostruire quella che è stata la storia della vita sul nostro pianeta (spoiler: sì).

Cosa sono i fossili

I fossili non sono altro che resti di organismi viventi vissuti in ere geologiche passate, conservati in diversi strati rocciosi. In genere, questi resti erano un tempo le parti dure di un organismo, come ossa o denti. In circostanze più rare ed eccezionali, il processo di fossilizzazione è avvenuto anche per alcuni tessuti molli, che tendenzialmente tendono a decomporsi prima di fossilizzarsi.

Resti fossilizzati di uno stegosauro in esposizione al Museo di Scienze Naturali di Huston,

Sono certa che se vi chiedessi di pensare ad un fossile, una delle prime cosa che vi verrebbe in mente sarebbe lo scheletro di un dinosauro (o di un qualche altro animale) ben conservato in qualche museo. In realtà di fossili ne esistono di diversi tipi ed una prima distinzione si può fare a seconda delle dimensioni. Ad esempio, i microfossili, come i pollini o i batteri, sono talmente piccoli da risultare visibili solo al microscopio. I macrofossili invece, quali per l’appunto ossa di dinosauri o alberi pietrificati, possono arrivare ad essere lunghi diversi metri e pesare svariate tonnellate. Un’altra possibile classificazione, ben più comune tra paleontologi e geologi, consiste nel dividerli a seconda del processo tramite il quale si sono formati: si tratta di un calco? Di una traccia? Di un fossile organico o di uno mineralizzato?

Ma come si formano?

Esistono diversi processi che portano alla fossilizzazione: il più comune è la pietrificazione, che ha inizio (come per tutti gli altri processi) al momento della morte di un organismo vivente. Questo viene rapidamente sepolto da sedimenti come fango, cenere vulcanica o sabbia: mentre i tessuti molli solitamente si decompongono, su quelli duri continuano ad accumularsi sedimenti su sedimenti. Questi strati s’induriscono ed infine diventano roccia. A volte capita però che anche le parti dure di un essere vivente si dissolvano, lasciando una sorta di “stampo” con la propria forma. Diversi sedimenti possono quindi riempire lo spazio per formare un calco corrispondente. Ad esempio, le creature marine a corpo molle, come le lumache, si trovano comunemente come calchi perché i loro gusci si dissolvono facilmente. La forma più rara di fossilizzazione è la conservazione di scheletri originali e parti molli del corpo. Gli insetti rimasti intrappolati e conservati perfettamente nell’ambra ne sono un ottimo esempio.

Se vi state chiedendo per quanto tempo questi resti possano rimanere conservati, sappiate che i fossili più antichi vengono fatti risalire a milioni, o in alcuni casi più rari, miliardi di anni fa.

Ogni fossile racconta una storia

Diversi fossili di ammonite incastrati nella roccia. Sono tra i resti più importanti che ci raccontano la storia della vita sulla Terra.

La risposta a questa domanda era già stata spoilerata nel primo paragrafo. I fossili ci offrono un’ampia panoramica sulla nascita, la formazione e l’evoluzione della vita sulla Terra. Sono un legame tangibile con gli organismi, i paesaggi e i climi del passato. Ci mostrano come i continenti, ora ampiamente separati, fossero un tempo collegati, come il nostro pianeta si sia trasformato nel tempo e di come gli esseri viventi abbiano risposto a tali cambiamenti. E sì, ogni singolo fossile ci racconta una storia diversa.

I fossili di ammonite ad esempio, sono eccellenti fossili guida per la stratigrafia; possono difatti essere utilizzati per determinare l’età relativa a due o più strati di roccia o falde che si trovano in luoghi diversi all’interno dello stesso Paese (o in qualche altra parte del mondo). O ancora, le stromatoliti ci portano testimonianza di quelle che sono state le prime forme di vita sulla terra, apparse circa 3,7 miliardi di anni fa. E può sembrare incredibile, ma studiando questi reperti è possibile risalire alle origini di numerose malattie che consideriamo fortemente legate al nostro tempo, come ad esempio i tumori, che in realtà, hanno un esordio ben più remoto.

Alessia Tavars

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