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Essere cicloviaggiatori in tempi di pandemia

Ho avuto la fortuna di conoscere Marco Demo, uno dei viaggiatori solitari che più mi diverto a seguire tramite i social network!

Ora si trova nelle isole del Portogallo e, a breve, volerà in Norvegia per tornare in sella alla sua Kaylene, che è il nome della sua compagna di viaggio a due ruote!

Dopo aver girato in lungo e largo l’Asia, con un sofferto lockdown in Laos, è arrivato a Capo Nord con la forza delle sue sole gambe sfidando freddo e neve artici; ovviamente, con abbigliamento ed attrezzatura poco adatti! Questo fa di lui un amante dei viaggi scomodi, è chiaro!

 

Ma come se la sta passando adesso nella penisola iberica? E cosa succedeva attorno a lui mentre arrivava al globo di Nordkapp dalla Finlandia per poi riscendere nelle isole Lofoten, al largo della Norvegia? Chiediamolo a lui.

 

Marco, da dove cominciamo?

Avrei mai pensato di essere qua, a Madeira con 20 gradi e il sole sulla pelle? No. Avrei mai pensato un anno fa di partire per Singapore e ritrovarmi poi a dormire in tutte le sale d’attesa dei traghetti della Norvegia? No. Questo innanzitutto spiega il perché di un tour sopra il circolo polare artico con un sacco a pelo da 15 gradi e una tenda decathlon da 35 euro. Perché ogni tanto, nella vita, bisogna saper improvvisare, anche quando la tua formazione e forma mentis da ingegnere ti rendono tutto fuorché creativo. Anche dopo un lockdown in Laos che mette in pausa un tuo sogno e te ne offre un altro, anche dopo un rientro in Europa con un volo di rimpatrio che ti fa sembrare di aver perso la magia del viaggio, ma che ti dà lo stimolo per inseguire un sogno chiamato Nordkapp. Questi, grosso modo, sono i presupposti che mi hanno portato a lasciare Atene il 1° agosto e a raggiungere Nordkapp il 2 di Ottobre, attraversando frontiere che si chiudevano alle mie spalle causa pandemia, al punto che, una volta percorsi gli oltre 2000km di costa ovest della Norvegia e arrivando a Stavanger il 5 novembre, ho trovato il confine della Danimarca chiuso.

 

Non potendo proseguire nell’immediato, cosa hai fatto? 

Visto il posto in cui mi trovavo ho pensato “Perché non aspettare facendo il rider per qualche compagnia di food delivery?” Fin qui sembrava un’idea ottima, ma la burocrazia si è rivelata nemica -Ah ma nei Paesi Scandinavi non era tutto magicamente perfetto? –

Ho atteso quasi un mese per ottenere il magico numero identificativo che mi avrebbe permesso di lavorare. Un mese dove ho riassaporato il piacere di poter dormire su un letto, un mese che ho utilizzato per coltivare una più profonda amicizia con l’amico italiano che mi ospitava. E alla fine sono ripartito. 

 

Come mai a Madeira?

Durante il lockdown in Laos ho incontrato Hendy, una ragazza brasiliana che viveva a Londra prima di un viaggio di due anni e mezzo in giro per l’Asia. Lo shock del rientro in una Londra in tempi di Covid l’ha fatta scappare in quest’isola vulcanica del Portogallo in mezzo all’oceano atlantico. E ho desiderato raggiungerla. Il costo di questa scelta è stato molto alto. Altissimo. Ho chiuso Kaylene in una scatola in Norvegia, pronta ad essere spedita per eventuali cambi di rotta, separandomi così dal mio fido destriero in attesa di tempi migliori.

È più di un mese che sono qui, tra trekking ed avventure outdoor senza mai pedalare, provando a godere una libertà che sembra ormai irraggiungibile ai più. 

La libertà per chi sta viaggiando nel periodo attuale è sempre più limitata e sempre più difficile da interpretare, complici le travel restrictions di tutte le nazioni. A questa, va affiancata la libertà di pensiero che ti abbandona giorno dopo giorno, per lasciare spazio a mille domande a cui non so rispondere e per le quali non trovo i mezzi per farlo. 

 

Il “mollo tutto e parto” lo immaginavi così? 

È il viaggio che sognavo e che sogno tutt’ora, nonostante l’arrivo della pandemia mondiale: pedalare dalla Thailandia, passando per Capo Nord con l’obiettivo di raggiungere Santiago de Compostela. 

Nel frattempo tanta vita, tante domande e tanti dubbi, le parole lockdown, quarantena e tampone rapido nei nostri vocabolari e un sogno che sembra sempre più difficile da inseguire. Ma proverò ancora a fare ciò che mi viene meglio, andare avanti. 

 

Cosa pensi di fare? 

A giorni tornerò a Stavanger sottoponendomi a due tamponi e una quarantena e mi rimetterò in sella, per affrontare uno degli inverni che sembra essere il più rigido da anni. Proverò a superare confini che sembrano limiti invalicabili e che lo diventano ancora di più stando davanti ad uno schermo, cercando di interpretare mille emendamenti.

-Ci riuscirò? – Non so esattamente come. Ma mi dà fiducia il fatto che non abbia mai saputo nulla in anticipo.

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