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Fake news: sono bufale, meglio mangiarle che leggerle

Tra le varie conseguenze della clausura forzata di quest’ultimo periodo c’è stato, giocoforza, l’incremento delle nostre abbuffate quotidiane. 

Chiusi in casa a lavorare e studiare per la maggior parte del tempo, senza diversivi, ci viene facile aprire il frigo e razziare senza criterio tutto quello che c’è dentro, salvo pentirci come da migliore tradizione da coccodrillo pochi istanti dopo. 

Ma la permanenza sul divano, si sa, aumenta la pigrizia, e come se non bastasse l’abbuffata alimentare, ecco che un altro tipo di incontinenza si sta facendo strada nelle nostre vite in questi strani mesi di immobilismo che stiamo vivendo: la ricerca spasmodica di informazioni. 

Infodemia: ricerca spasmodica di informazioni

Siamo avidi di sapere quello che succede al di fuori delle nostre pareti domestiche, di conoscere quale sarà il nostro destino nei prossimi dieci, cento, mille giorni, e così come periodicamente apriamo il frigo per trovare una piccola soddisfazione momentanea, allo stesso modo apriamo internet per immergerci nelle notizie, tanto che si è parlato di vera e propria infodemia, cioè di circolazione eccessiva di informazioni.

È tutto molto bello, o meglio potrebbe esserlo, se non fosse che tutto questo surplus di informazioni si traduce molto, troppo spesso, in sciatteria, perdita di accuratezza fino ad arrivare al fenomeno, in triste e preoccupante ascesa, della diffusione volontaria di notizie false. 

Le fake news sono bufale inutili, a volte dannose

Le cosiddette fake news non sono una novità e di certo non sono un prodotto del web. L’arte del pettegolezzo è antica quanto l’uomo stesso e non è un segreto che la stessa stampa sia nata tramandando le notizie di bocca in bocca, di piazza in piazza, con gli inevitabili errori ed inesattezze che ne derivavano. Ma il web, si sa, funge da moltiplicatore, nel bene e nel male, ed in questo periodo, complice l’ansia collettiva da pandemia in corso, l’entità del fenomeno è diventata allarmante. 

Non vogliamo in questa sede analizzare chi ci guadagna con le fake news e perché si diffondono così velocemente, alimentando tra l’altro le varie teorie del complotto e dei poteri forti, che ancora nessuno ha capito quali siano. Ma nell’ottica di fare informazione positiva ed utile, ci piacerebbe provare a raccontarvi perché prima di diffondere le notizie sarebbe utile verificarne l’attendibilità e perché le fake news non sono solo inutili, ma anche potenzialmente dannose. Chi controlla la percezione della realtà, controlla la realtà, diceva qualcuno, e questo ben lo sanno le dittature, che tra le varie cose amene che fanno, una delle prime è sopprimere la libertà di stampa e controllare i mezzi di comunicazione, al fine di veicolare un’informazione univoca. Ma anche senza arrivare a questi estremi, i titoloni sensazionalistici, le fotografie montate ad arte o riutilizzate a corredo di articoli ai quali non si riferiscono, gli spezzoni di discorsi estrapolati dal loro contesto originario, contribuiscono a creare un clima di paura, di diffidenza verso le diversità, di odio, di panico e di violenza, che sono tutti sentimenti che ci portano a ripiegarci su noi stessi e a vedere gli altri come nemici. 

Impariamo a riconoscere le fake news

Quindi impariamo a pensare, prima di agire, che è una regola che nella vita vale sempre, ed anche in questo caso calza a pennello. Impariamo a filtrare, a verificare, ad analizzare quello che leggiamo prima di abbandonarci all’irrefrenabile tentazione di pigiare sul pulsante condividi. Impariamo ad utilizzare i siti di debunking, che sono i siti che “smascherano” la fuffa, impariamo a leggere con spirito critico e a verificare le fonti, perché una fake news non condivisa oggi non solo rende il web un posto migliore, ma contribuisce anche a migliorare la nostra vita, che di informazione si nutre, ed è bene che questo nutrimento sia buono e sano e soprattutto “genuino”.

Insomma, per farla breve, impariamo che le bufale invece di leggerle, è sempre meglio mangiarle. 

Tra l’altro, sono buonissime.

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