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Fame di abbracci, questione di pelle

La pandemia ci chiede di stare distanti

Ci costringe ad indossare delle mascherine. Ci obbliga a stare soli in un momento dove solo l’unione può darci forza.

Detta così la situazione non solo è catastrofica, ma ci mette davanti alla questione primordiale del figlio che deve separarsi dalla madre. Nel momento in cui nasciamo la prima cosa che ci permette di trovare sicurezza è l’abbraccio della mamma, dopo aver attraversato il tunnel della vita.

Sono molti i casi di bambini che non hanno avuto questo gesto naturale in dono e ne hanno subito le conseguenze per tutta la loro esistenza.

La scienza documenta questo gesto e ne riconosce tutti i benefici sia fisici che mentali.

 

Oggi che siamo costretti a rinunciare, c’è chi sente la mancanza, perché abituato a trovare nel calore del prossimo la forza per andare avanti. Chi invece ha sempre avuto problemi a lasciarsi andare in un gesto così umano e per la prima volta prova curiosità. Perché si sa che le cose vietate assumono più valore. 

 

Quindi ci troviamo davanti a una privazione generale.

Siamo tutti coinvolti in un mutamento dell’umore. Perché se stare uniti aiuta a stare bene, la separazione ci lascia nella nostra solitudine che a lungo andare crea malessere.

 

Ci sono tanti modi per far sentire la nostra presenza

 

Fare dei regali è un gesto d’amore che scalda il cuore. Accogliere ci fa sentire importanti e amati.

Essere ascoltati è il regalo più grande che si possa ricevere e di sicuro ci porta delle buone sensazioni.

 

Certo il contatto è un’altra cosa.

 

Quindi come fare visto che il protocollo ci chiede di stare distanti?

 

Soprattutto nell’ambiente familiare, per chi ha genitori anziani, un gesto d’amore può essere il massaggio.

I piedi, come insegna la riflessologia plantare, sono una vera e propria mappa.

Un filo diretto con il cuore e con tutti i punti emozionali del nostro corpo.

Un modo per far sentire la nostra presenza e trasmettere amore in sicurezza.

Ritrovando il contatto per questa “fame di pelle”, come viene chiamata da recenti studi scientifici.

Certo non tutti hanno piacere nel farsi toccare gli arti inferiori. 

Nel caso poi di malati allettati, isolati in attesa di guarire, la soluzione per trasmettere calore può diventare “la mano di Dio”. Una simpatica trovata di alcuni infermieri che per aiutare i pazienti a sentire il calore di una stretta di mano. 

Così Lidiane Melo ha riempito due guanti monouso di acqua calda e legati così da simulare due grandi mani pronte ad accogliere quella del malato.

Sempre a tema abbiamo letto di ospedali che con strutture realizzate ad hoc hanno permesso l’abbraccio tra parenti attraverso veli di cellophane, così da rispettare le misure di sicurezza, permettendo però di sentire la forza di ricevere un abbraccio.

Per chi invece ama abbracciare e ha bisogno di sentire la vita che scorre nelle vene, può approfittare degli alberi. Ne parla anche la nostra Unfluencer Catrina Roncati in un suo articolo su questo magazine.

Non possiamo far vincere la paura

Questo è il messaggio.

Siamo creativi. Ricordiamoci che ogni problema ha le sue soluzioni e può diventare un’occasione per trovarle.

Non possiamo abituarci al distacco e pensare che questa sia la nuova forma di socializzazione.

Non abbassiamo lo sguardo, soprattutto ora che le mascherine ci vietano di comunicare emozioni.

Siamo esseri viventi e come umani abbiamo la necessità di ricevere e trasmettere amore.

È vero che c’è una pandemia e molte persone sono venute a mancare.

Ma per chi resta la speranza non è ancora dipartita e in quel che c’è troviamo le soluzioni, perché anche se ovvie a volte facciamo fatica a riconoscerle.

 

Quindi alziamo lo sguardo, dichiariamo il nostro amore e se possibile diamoci una stretta di piede.

 

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