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Fretta e università: non si vince nulla, ma si perdono molte cose

“L’università non è una gara!” Quante volte ce lo hanno detto? Quante volte ci abbiamo davvero creduto? I giornali pullulano di laureati prodigio e di studenti per cui l’università è stata un motivo di grande dolore. Ma senza guardare questi casi estremi, anche solo l’ansia e il confronto con i nostri colleghi più vicini ci fanno sentire “indietro”, e ci fanno percepire la fretta di finire l’università, come se il percorso universitario fosse una strada dritta uguale per tutti. Ma ne siamo sicuri?

Fretta all’università: da cosa deriva?

Se anziché chiamarla “laurea triennale”, l’avessero chiamata “laurea generale”, avremmo avuto comunque tutta quest’ansia di finirla nei tempi previsti?
Se anziché insegnarci a vedere il 20 come dieci punti in meno rispetto al 30 ci avessero insegnato a vederlo come venti punti in più rispetto allo 0, che è il livello di conoscenza con cui abbiamo appena iniziato un corso, ci farebbe così tanto male firmare il voto?
Cresciamo con quest’idea che l’università rappresenti l’eccellenza dell’istruzione e se anche noi non siamo eccellenti, beh forse vuol dire che non meritiamo di stare lì. La realtà è decisamente diversa. L’università, come tutte le istruzioni umane, è piena di difetti: nell’organizzazione dei corsi, nei programmi troppo vasti o poco inerenti alle facoltà, nelle segreterie…

Non siamo tutti uguali

Poi ci sono i nostri difetti, quelli che ci rendono diversi dall’immagine dello studente modello che ci hanno sempre propinato: qualcuno che segue sempre le lezioni, prende bene gli appunti, studia tutti i libri o le dispense, si presenta all’appello e passa l’esame con un buon voto. Non tutti però seguono le lezioni: qualcuno lavora, qualcuno abita lontano, qualcuno ha una famiglia a cui badare. Non tutti danno l’esame nella sessione prevista: perché vengono bocciati o perché decidono di rimandarlo. E poi non bisogna dimenticare l’ansia da prestazione: chi è sotto stress, pur avendo studiato tantissimo, non riesce ad esporre ciò che sa sempre nel modo giusto. Se quello che avete letto fino ad adesso vi ha fatto storcere un po’ il naso è perché in fondo sapete, per fortuna, che nessuno di questi è davvero un difetto.

Ciò che conta davvero è stare bene

Bisognerebbe ricordarsi che prima di essere uno studente, modello o meno, ognuno di noi è innanzitutto se stesso. Nessuno dovrebbe annullarsi per l’università: né per finirla in tempo, né per ottenere quel voto che tanto desidera, né tantomeno per completare un percorso che non sente come proprio. Dovremmo studiare per migliorare noi stessi, il nostro modo di vedere il mondo e per il contributo che vogliamo dare alla società, non per far contento qualcuno o spinti dall’ansia che ogni mese fuoricorso sarà una possibilità in meno a livello lavorativo. La verità è che non esiste un modo giusto per vivere l’università, ma di certo ne esistono molti sbagliati.

“Se ce l’ho fatta io…”

Il mio primo semestre all’università è stato un incubo. Vivevo solo per studiare, non pensavo e non parlavo d’altro. Tutti quelli intorno a me non sapevano più cosa dirmi per farmi stare meglio. Nel secondo semestre ho preso una decisione: mi sarei presa del tempo per me, anche a costo di “restare indietro”. Ma soprattutto, se mi fossi resa conto che stavo per arrivare al limite, mi sarei fermata. Non mi importavano più i voti dei miei colleghi, le dimensioni dei libri, i giorni in cui avrei dato gli esami. L’unica cosa di cui mi importava era fare mio quello che stavo studiando, ritrovare la passione che avevo avuto i primi giorni da matricola. Quali sono stati i risultati di questo nuovo approccio? Voti più alti e vita più serena. E se ce l’ho fatta io che sono una testona, sono certa che può farcela chiunque!

Vince chi impara

All’università non dovremmo fare a gara con nessuno, ma se proprio sentiamo di dover sfidare qualcuno, allora gli unici che dovremmo sfidare siamo noi stessi. La vera “vittoria” non è laurearsi in tempo con il massimo dei voti, ma uscire dall’ateneo migliori di come si è entrati. Non tutti potranno diventare degli studenti modello o addirittura eccellenti, ma tutti possiamo, almeno in potenza, diventare eccellenti esseri umani. Come? Imparando a volerci bene e a non essere invidiosi di chi “va meglio” di noi, ma nemmeno inferiori. C’è una frase molto bella, così bella da sembrare quasi banale. Ogni tanto me la ripeto quando ancora penso di non farcela. La frase è questa, spero che possa “illuminare” la via a qualcuno:

Do not compare your life to others. There’s no comparison between the sun and the moon.
They both shine when it’s their times.

Nicole Maestroni

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