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Giornata mondiale dell’autoironia: ridiamoci su!

Il 18 Marzo è una ricorrenza molto particolare, è il giorno dell’autoironia e delle figuracce che ci aiutano a crescere. 

Se sappiamo già apprezzarle, è ottimo. E se ci fanno ancora paura? Impariamo a riderci su.

In un intervento recente a Sanremo, il campione Zlatan Ibrahimovic ha parlato del fallimento, dicendo che questo non è il contrario del successo ma è una parte del percorso. 

Detto da chi ha vinto 11 scudetti e segnato in carriera quasi 500 goal, alcuni davvero spettacolari, ha un grande valore. 

Il processo per assimilare, metabolizzare ed accettare un insuccesso è un lungo percorso interiore, ma ancora più difficile è sicuramente imparare a guardare indietro ai propri fallimenti non più con malinconia, ma con autoironia. 

Saper ridere di se stessi è vitale

“La libertà comincia dall’ironia”, diceva Victor Hugo. E se fosse proprio l’autoironia la chiave della crescita personale e della felicità?

Saper far ridere il prossimo è un grande potere, ridere è un’azione bellissima e naturale che ci da benessere psicologico e fisico, saper ridere di se stessi è invece una soft skill di importanza vitale.

In un mondo che ci vuole sempre all’altezza di tutto, in cui ci sentiamo spesso in un vortice di giudizi, in cui l’avvento dei social ci ha reso dipendenti dall’approvazione sotto forma di like e dai commenti dei nostri amici e degli amici di amici, ridere di noi stessi diventa un modo di leggere in chiave più obbiettiva le critiche altrui e imparare a stemperarle.

La psicologia ci dice infatti che l’umorismo è il miglior meccanismo di difesa, e dunque l’umorismo verso noi stessi costruisce la chiave per trasformare correnti potenzialmente negative, in un vento leggero e positivo. 

Ma non solo.

L’autoironia è sintomo di maturità 

Imparando a ridere di noi stessi e dei nostri fallimenti mostriamo un lato più umano, che inevitabilmente suscita nel prossimo affetto, benevolenza e una maggiore empatia. 

 

L’autoironia è anche un modo per sentirsi più vicini agli altri: quando veicoliamo un messaggio non più tramite una lamentela, ma con una battuta ed una risata ci esprimiamo meglio, attiriamo interazioni positive, condividiamo “un male” in un modo diverso e inneschiamo un circolo virtuoso. 

 

Sapersi prendere in giro dopo un fallimento o una brutta figura è una grande vittoria. Ci aiuta infatti a non farci ferire da una situazione che ormai è successa o è inevitabile, ci dà la certezza implicita che ce la faremo. 

 

Ma non è un semplice “non piangere sul latte versato”, è molto di più: è un grande sintomo di maturità.

 

Imparando a ridere di noi stessi, le situazioni della vita che possono infrangercisi addosso non fanno più così paura: ansia e timore spariscono, mentre noi diventiamo più flessibili, equilibrati, felici e stabili.

 

È proprio la scienza a confermarci questo fatto: uno studio dell’università di Granada dimostra che le persone che sono in grado di tirare in gioco l’umorismo con più frequenza, sono quelle più felici e socievoli.

 

E quindi impariamo ad essere complici di noi stessi, disorientiamo la paura con una risata: l’equilibrio è infatti solo a qualche caduta, vissuta con leggerezza, di distanza. 

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