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Perché gli OGM fanno paura: tra falsi miti e realtà

L’acronimo OGM sta per “Organismo Geneticamente Modificato” e secondo l’enciclopedia Treccani: l’espressione “organismi geneticamente modificati” (OGM) viene utilizzata per indicare organismi il cui patrimonio genetico è stato modificato […] anche attraverso manipolazioni del DNA e inserimento mirato di nuovi geni negli organismi.

Nella maggioranza dei casi la parola OGM fa paura. Si pensa a qualcosa di chimico, di non-naturale, di deviato, che il nostro corpo non dovrebbe ingerire o venire a contatto in nessuna situazione auspicabile.

Se prima di fare ricerca per questo articolo mi avessero chiesto di scegliere tra un prodotto OGM ed uno non-OGM, molto probabilmente avrei scelto il secondo poiché lo avrei reputato più “naturale” e forse anche più “salutare”.

Ma quanto di quello che ci spaventa, in questo vastissimo campo, è in qualche modo giustificato?

Le basi e i metodi

Come si modifica geneticamente un organismo?

In realtà l’essere umano è abituato ad indurre mutazioni genetiche in quello che gli circonda, basti pesare ai cani ed alle coltivazioni, che da millenni vengono incrociati (spoiler) per rendere le loro caratteristiche più favorevoli e più adatte alla nostra vita.

Esistono 3 modi per intervenire sul DNA di piante ed animali:

  • L’ incrocio, è una tecnica che permette di unire le caratteristiche presenti in due individui diversi, anche non appartenenti alla medesima specie, grazie al rimescolamento dei loro genomi sfruttando la riproduzione sessuale.

Ad esempio: date due piante di riso A e B per cui A ha un sapore migliore rispetto a B, e B resiste meglio al freddo in confronto ad A, è possibile creare una pianta di riso C che abbia le caratteristiche favorite di A e B.  L’organismo C, quindi, sarà sicuramente più gustoso rispetto a B, e più resistente alle gelate rispetto ad A.

Nota bene che per ottenere la pianta C potrebbero passare mesi, o persino anni poiché tutto avviene secondo natura, senza forzare più del dovuto.

  • La mutagenesi, è un processo che avviene in tutti gli esseri viventi. In pratica ogni organismo, durante i processi di divisione cellulare che talvolta generano errori o imprecisioni nella duplicazione del DNA, si modifica assumendo nuove o migliorando vecchie caratteristiche.

Dopo il secondo Conflitto Mondiale i ricercatori si concentrarono sull’uso pacifico dell’energia nucleare provando a bombardare alcune piante, al fine di ottenere una mutagenesi “forzata”. Inizialmente i risultati furono scarsi, nella maggior parte dei casi le piante prese in esame vennero distrutte, ma dopo alcuni test, gli esiti divennero soddisfacenti. Il grano Creso, ad esempio, è stato ottenuto proprio sfruttando questa tecnica. Fate caso alle etichette della pasta e del pane, noterete che questo frumento è diffusissimo.

L’incrocio e la mutagenesi sono davvero OGM?

I prodotti nati grazie a questi due metodi non vengono considerati OGM per la legge italiana, eppure secondo la definizione riportata all’inizio, lo sono a tutti gli effetti!

Il procedimento che la normativa considera come OGM si chiama transgenesi:

  • La transgenesi è l’inserimento nel genoma di un dato organismo, alcuni geni provenienti da un organismo di specie diversa.

Prendendo due individui, A e B, mettiamo il caso di un moscerino e di una pianta di riso, attraverso il laboratorio, riusciremmo ad unire il DNA di A con quello di B, donando al secondo una caratteristica del primo.

Una combinazione tramite transgenesi non avverrebbe mai in natura, se non per casi rarissimi; ciò che fa la scienza è agevolare questo processo eliminando l’elemento sorpresa di qualche mutazione indesiderata. Rimane però il rischio di creare sostanze pericolose per il nostro organismo.

I dubbi

Quali sono le preoccupazioni per gli OGM?

In un sondaggio redatto dall’associazione italiana pro-OGM Futuragra nel 2019, emerse una sostanziale ignoranza fra gli intervistati in tema di organismi geneticamente modificati: solo il 48% di loro, infatti, sa per lo meno cosa voglia dire l’acronimo “OGM”.  Un altro 48% dichiara di non sapere cosa significhi tale acronimo. Il 4% invece prova a dare una risposta, ma sbaglia totalmente.

Più concretamente, solo 1 italiano su 20 risulta quindi conoscere l’argomento, anche se in minima parte.

Il sonno della ragione genera mostri, lo dice anche Bill nel suo libro! Nessuna indicazione sugli OGM va accettata come dogma, ma bisognerebbe informarsi rimanendo critici sul dibattito mondiale per questo argomento.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha un’opinione molto pacata a riguardo, sulla loro pagina web si può leggere “Diversi organismi GM – geneticamente modificati – includono diversi geni inseriti in modi diversi. Ciò significa che i singoli alimenti GM e la loro sicurezza dovrebbero essere valutati caso per caso e che non è possibile fare affermazioni generali sulla sicurezza di tutti gli alimenti GM. Gli alimenti geneticamente modificati attualmente disponibili sul mercato internazionale hanno superato le valutazioni di sicurezza e non presentano rischi per la salute umana.”

Gli OGM possono distruggere la biodiversità?

È una preoccupazione abbastanza comune che le colture OGM possano mescolarsi alle colture tradizionali, devastando così il normale equilibrio e la biodiversità. Alcuni studi hanno provato che le coltivazioni di piante geneticamente modificate non comportano rischi più alti rispetto a quelle tradizionali, e per questi problemi ambientali si possono prendere svariate precauzioni.

Consumiamo già OGM?

In Italia, ad oggi, nessun organismo geneticamente modificato può essere coltivato a fini commerciali, come previsto dalla Regolamentazione degli OGM nell’Unione europea.

Tuttavia ne è consentita la commercializzazione nel rispetto delle regole di etichettatura. La maggior parte degli OGM autorizzati nell’UE sono destinati ai mangimi per gli animali d’allevamento ma alcuni alimenti importati possono contenerne alcuni.

Il sistema di etichettatura alimentare dell’UE impone alle aziende di indicare se gli alimenti o i mangimi che producono contengono OGM (quando la presenza è al di sopra di 0,9% del prodotto). Inoltre, le aziende possono anche, ma senza obbligo, indicare sulle etichette se un alimento o mangime non contiene OGM.

Spero di aver sciolto tutti i vostri dubbi esistenziali sull’argomento, ahimè molto ricco di controversie. Per altre domande vi invito a dare un’occhiata ai link collegati all’articolo.

E voi, alla luce di questa piccola ricerca, tra due mele una OGM ed una non, quale scegliereste?

Caterina La Marca

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