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Grazie a Google Woolaroo si salvano le lingue indigene

La tecnologia salva i dialetti

Ogni giorno la tecnologia compie passi da gigante. Arriva dove non avremmo mai pensato nemmeno di voler arrivare, eppure in molti casi pone le basi per la conservazione del nostro patrimonio culturale.

Un perfetto esempio ne è la nuova applicazione, disponibile su tutti i tipi di dispositivi, lanciata qualche giorno fa da Google Arts&Culture: Woolaroo.

Dal 5 maggio infatti se vorrete scoprire come tradurre le parole in lingue in via di estinzione, potrete farlo grazie a quest’app. 

Stiamo parlando delle lingue indigene, la cui sopravvivenza è vitale per ricordare sempre le nostre origini.

Al momento sono 10 le lingue di cui si può trovare la traduzione, comprese due italiane. 

Il dialetto siciliano e il greco-calabro, per il cui inserimento, si è resa necessaria la collaborazione rispettivamente con la Cademia Siciliana e con l’Associazione Ellenofona Jalò tu Vua; il rapanui parlato sull’Isola di Pasqua; il nawat, derivante dall’azteco e oggi diffuso prevalentemente a El Salvador; il berbero, parlato dall’omonima popolazione del nord Africa; il yugambeh, idioma aborigeno originario degli Stati australiani del Queensland e del Nuovo Galles del Sud; il maori, tipico degli indigeni neozelandesi; lo yang zhuang, caratteristico della regione cinese del Guangxi; lo yiddish, utilizzato dagli ebrei aschenaziti dell’Europa Centrale e Orientale e il creolo francese della Louisiana. 

Secondo l’UNESCO, circa il 43{3dd2bd5a22f99a55602ae14b4412ae2c0f6006ace112e0ec86ec9e87db2e765b} delle oltre 6mila lingue parlate al mondo sta rischiando di scomparire ad una velocità preoccupante, già nel 2008 si parlava di una lingua scomparsa in media ogni due settimane. Lo scopo di Woolaroo è infatti offrire il supporto della tecnologia, per salvaguardare le identità storiche di popoli anche tra i più dimenticati, obiettivo che da sempre è importante.

Come funziona Woolaroo?

Grazie al supporto di cloud vision e machine learning di Mountain View, basta consentire all’app l’accesso alla fotocamera. Inquadrando l’oggetto di cui si vuole scoprire la traduzione, ecco che in pochi istanti, dopo aver selezionato la lingua che si vuole conoscere, sarà disponibile un elenco di parole in riferimento a quanto richiesto. Woolaroo non si limita a mostrare il nome del soggetto della foto, ma anche di elementi circostanti o termini che possono esservi associati.

Per alcuni vocaboli è presente poi la possibilità di ascoltare la pronuncia. Laddove ciò non è possibile invece, l’utente che ne avrà le competenze potrà inserire egli stesso un aggiornamento per migliorare l’app, inserendo la traduzione e registrando la propria voce.

Tutto ciò potrebbe sembrare ad alcuni di noi molto distante dalla propria quotidianità o rispetto a ciò che solitamente attira in nostro interesse. Eppure è proprio il desiderio di avere una cultura sempre più approfondita che dovrebbe farci apprezzare esperimenti e possibilità come quelle che offre Woolaroo. È possibile che non visiteremo mai nessuno dei posti di cui conosciamo alcuni vocaboli, tuttavia, sapere che quella determinata lingua, appartenente a quel determinato popolo, ha origini estremamente antiche da cui derivano con molta probabilità le culture che oggi più amiamo ed ammiriamo. La sfida più bella è riuscire a “viaggiare nel tempo” grazie al sapere. 

Chissà quali saranno le prossime lingue che Google vorrà implementare in questa magica applicazione.

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