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I cani fiutano il Covid attraverso il sudore

Com’è possibile che i cani fiutino il Covid? 

«Si parla molto spesso di volatiloma — spiega il colonnello Tidu del centro militare veterinario di Grosseto —, cioè l’insieme dei composti organici volatili che organismi animali e umani possono emanare attraverso le ghiandole sudoripare eccrine ed apocrine e sebacee, per intenderci l’insieme dei composti liberati dalla cute dell’uomo che permette al cane di riconoscere, per esempio, una persona dall’altra. Questi composti, che possono essere rilevati dal cane e influenzati dal metabolismo interno dell’organismo che muta a seconda dalla presenza di alcune patologie. I cani vengono addestrati per riconoscere questi composti, così come avviene per il riconoscimento dei tumori alla prostata attraverso le urine del malato».

Stiamo addestrando i cani 

 

Stiamo preparando i nostri amici a quattro zampe a riconoscere la presenza di Covid-19 nei campioni raccolti presso il Covid Center – riferisce Massimiliano Macera, amministratore delegato di Ngs – All’interno di container verranno sottoposte al cane alcune scatole appositamente studiate per il progetto del Campus Bio-Medico, all’interno delle quali ci saranno i campioni da processare. Tutto verrà dopo una prima fase di condizionamento studiata per garantire la massima sicurezza per operatori e cani a lavoro con materiale biologico. Per esercitarsi a sviluppare la sensibilità al virus il cane passa in rassegna le scatole metalliche e quando rileverà la presenza di Covid-19 lo segnalerà precisamente ma con discrezione, e riceverà un premio”.

 

Tutto avviene all’interno di cointainer 

In spazi di circa 40 metri quadrati per mettere a proprio agio gli animali, e con il massimo della privacy: i dati saranno resi anonimi e i pazienti saranno identificati con dei codici numerici. 

Dopo una prima fase di sperimentazione di circa 6-8 settimane, il progetto vedrà altre 4-6 settimane di sperimentazione su volontari selezionati tra coloro che effettueranno tamponi al Drive-in del Campus.

Coloro che si sottoporranno al test, auto preleveranno del sudore con una garza sterile che sarà poi inserita in appropriati contenitori di metallo che gli operatori cinofili faranno annusare ai cani. Nessuno di loro verrà a contatto diretto con la sostanza biologica.  Contemporaneamente i soggetti dell’esame, verranno sottoposti ad un tampone molecolare nasofaringeo presso il Laboratorio di Analisi del Policlinico, per verificare l’attendibilità del primo test.

 

Il responso 

La risposta di un cane addestrato e arriva nel giro di 10 secondi, a confronto di quello di un test rapido che impiega circa 30 minuti e di uno molecolare che può avvalersi di 24 ore. 

Beatrice Gennaro ci aveva parlato delle straordinarie capacità dei cani in un suo articolo, ed è già nota la loro competenza nella rilevazione di malattie come tumori o il diabete, ma la possibilità di estendere il loro olfatto alla rilevazione del Corona Virus, segna una svolta essenziale per il tempo che stiamo vivendo.

Grazie a una mucosa olfattoria particolarmente estesa, si parla di una superficie di 2 metri quadrati nel pastore tedesco contro i 5 cm quadrati nell’uomo, alla conformazione del naso, e all’elevato numero di neuroni olfattori sulla mucosa stessa, l’animale riesce a percepire una quantità straordinariamente elevata di sostanze organiche volatili. 

Per lo studio in questione, sono stati principalmente utilizzati gli stessi cani già precedentemente addestrati alla rilevazione di materiale esplosivo.

Nei mesi scorsi, in Europa sono già stati effettuati due studi dello stesso genere.  Uno realizzato della Ecole Nationale Vétérinaire d’Alfort e dell’Université Paris Est che ha ottenuto un tasso di rilevazione esatta tra l’83 e il 100{3dd2bd5a22f99a55602ae14b4412ae2c0f6006ace112e0ec86ec9e87db2e765b} con l’utilizzo di campioni di sudore. Un secondo invece, effettuato nelle Università di Hannover e Amburgo e del Central institute of medical service delle Forze armate della Germania, che ha ottenuto un tasso medio di rilevazione esatta del 94{3dd2bd5a22f99a55602ae14b4412ae2c0f6006ace112e0ec86ec9e87db2e765b}, utilizzando campioni di saliva.

 

L’esperimento attuale

“L’esperimento che stiamo conducendo è molto importante dal punto di vista dell’epidemiologia e della salute pubblica – ha affermato Massimo Ciccozzi, epidemiologo molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e promotore del progetto – Basti pensare all’utilizzo che si potrà fare di questi cani in grandi eventi, concerti e partite di calcio evitando dispendiosi test di screening e soprattutto sui tempi di rilevazione. Tutto questo, unito alla sperimentazione delle tecnologie di sensoristica sviluppate presso la Facoltà di Ingegneria rappresenterà una grande risorsa per il futuro verso il ritorno alla normalità”.

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