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I libri nella storia

La storia, per essere tale, deve essere corredata da fonti, di qualsiasi tipo. Proprio per questo lo storico  le interroga, le indaga e le analizza, per poter trarre quante più informazioni possibili. Negli ultimi decenni le fonti sono aumentate a dismisura, ora si ha la possibilità di recuperare video, fotografie, registrazioni,  eccetera, ma più si va indietro nel tempo più il numero di fonti si dirada, fino a un sempre più sparuto numero di opere architettoniche, dipinti e oggettistica varia.

Ma perché questa ovvia, seppur necessaria premessa? Perché c’è un grande assente nell’insieme sopra riportato riguardante le fonti via via più antiche ovvero il libro, le opere scritte, essenziali per la ricostruzione storica di ogni popolo.

Basti pensare che il vero distinguo tra la storia e la preistoria è proprio la presenza o meno della scrittura.

Qual è, infatti, uno dei primissimi argomenti che a scuola viene ripetuto e ripetuto? I sumeri, a cui viene sempre associata proprio la scrittura cuneiforme. Grazie alle fonti scritte gli storici sono stati in grado di ricostruire intere popolazioni altrimenti perse nell’oblio e una grande mano, in tutto questo, viene proprio dai libri.

Questi sono oggetti antichissimi la cui origine si perde nel tempo, ma possiamo tranquillamente dire che da subito l’uomo ha cercato un modo per preservare ciò che veniva scritto, partendo da elementi base, come ad esempio oggetti di origine naturale, non a caso uno dei significati di “liber”, in latino, è proprio quello di “corteccia”, sulla quale venivano incise delle scritte. Il supporto fisico dove applicare le parole si è poi evoluto, da tavole di argilla alla vera e propria carta, passando, ovviamente, per il famosissimo papiro egiziano.

Per parlare, però, di un vero e proprio costante sviluppo del “libro” propriamente detto, bisogna aspettare, paradossalmente, il Medioevo, anche se è considerato da molti, erroneamente, un’ epoca buia. Già perché sin dalla caduta dell’impero romano diversi monasteri capirono l’importanza della copiatura dei testi, e della loro conservazione, tant’è che una delle maggiori attività di alcuni ordini monastici fu proprio quella degli amanuensi. Con zelo e minuzia il testo veniva ricopiato e rilegato, rendendolo anche più adatto alla lettura, ad esempio staccando le varie parole tra di loro, dato che in latino venivano scritte tutte attaccate.

Successivamente, con la nascita delle prime università e biblioteche, nacque la figura del copista, slegato dal mondo religioso, dato che la domanda di testi si fece più assidua, ma è con l’invenzione della stampa a caratteri mobili che si ebbe una vera e propria svolta nella storia che stiamo cercando di raccontare.

In realtà questo tipo di stampa “semi-automatica” era già stata sviluppata in Cina, 500 anni prima che Gutenberg rivoluzionasse la tecnica in Europa, ma comunque il suo impatto non fu meno esplosivo. Nel XV secolo quella della stampa fu una vera  e propria rivoluzione, finalmente non servivano più interi mesi di lavoro per la realizzazione di un libro. Inoltre, i libri potevano essere mossi molto più facilmente sul continente, proprio per la loro più alta reperibilità. In più il tutto era comunque altamente personalizzabile: lo stile del carattere, il “font” diremmo noi oggi, cambiava da editore ad editore e intervenivano anche i miniaturisti, per realizzare delle sfarzose lettere come inizio di capitolo.

La realizzazione di libri, nel ‘400 e nel ‘500, si può considerare a tutti gli effetti una prima produzione in serie che rivoluzionò per sempre il modo di intendere la scrittura.

La cultura non era più preclusa ai più perché relegata in monasteri o università, ora le idee circolavano più facilmente e con esse le preoccupazioni di chi questo non lo gradiva. Non è un caso che poco tempo dopo la comparsa della stampa a caratteri mobili in Europa, vediamo spuntare personaggi che fanno della rapida circolazione di pensieri uno dei loro aspetti caratteristici come Erasmo da Rotterdam o Martin Lutero.

Insomma il libro è strettamente collegato alla storia dell’uomo, dalla sua origine fino ai tempi nostri dove il supporto si è digitalizzato ma la funzione del libro è sempre la stessa, condividere informazioni, cultura, emozioni e, soprattutto curiosità, perché con un libro dobbiamo ancora usare quella parte fanciullesca che, spesso, dimentichiamo ancora di avere, ovvero la nostra fantasia che ci fa viaggiare per mondi che mai avremmo mai pensato di esplorare. Oggi, 23 aprile, giornata internazionale del libro, cerchiamo di ricordarci come si fa, per essere curiosi e stupirci ancora una volta di quanto possiamo viaggiare restando, però, fermi immobili.

Giacomo Panozzo
About author

Da sempre appassionato delle storie, in generale. Attualmente studia la Storia, con la S maiuscola, all'università. Utilizza la curiosità come strumento per rendere accessibile la materia a tutti, anche a chi non vuole averne memoria.
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