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Il coraggio di Diego: perde il papà e rileva l’azienda

A 24 anni si è giovanissimi e pensare di “ricominciare tutto da capo” potrebbero essere parole che fanno sorridere, perché a 24 anni probabilmente la vita è ancora tutta da cominciare e non da ricominciare.

Certo, sorridere se non nascessero da una tragedia. L’anno scorso il padre, e poi i nonni, di Diego Mignani vengono portati via dal Covid, nel giro di una settimana: tre lutti importanti di una famiglia che vive nel piacentino.

Il padre di Diego era titolare di un’azienda che si occupa di progettazione, costruzione di cabine e cofanature motore per mezzi speciali. A questo punto l’attività sarebbe destinata alla chiusura.

 

Il coraggio di Diego: rileva l’azienda e i dipendenti

Invece due giorni dopo la morte del padre, Diego prende una decisione, quella di buttarsi a capofitto in fabbrica per continuare a farla vivere. È una scelta difficile, perché Diego non ha mai fatto parte della ditta, sta studiando fisioterapia e la sua strada fino ad ora è stata diversa. Anzi era stato il padre stesso che aveva insistito perché lui si creasse un’alternativa, perché dirigere un’impresa è un lavoro duro in sé, inoltre si ha la responsabilità dei dipendenti. Però proprio questo è stato uno dei motori che hanno spinto Diego a prendere l’azienda nelle sue mani.

 

È stato tutto molto frenetico. Mi sono fatto guidare dall’istinto” ci dice il Mignani. Quindi senza il tempo necessario per elaborare il lutto, anzi i lutti, con la fatica di nascondere la propria sofferenza in fabbrica dove a volte scappava nei bagni per piangere, perché entrare nell’ambiente dove il padre era stato per anni ed ora non c’era più e dove tutti, almeno all’inizio, erano convinti che lui sapesse cosa fare, era come entrare in un mondo surreale. Poi però, poco per volta riesce a prendere in mano la situazione, aiutato dagli stessi dipendenti, con i quali si ferma fino a tardi la sera, riesce a capire come fare e a conquistare la fiducia di clienti e fornitori e soprattutto di chi in azienda c’è da tanto tempo e lavora per lui e con lui.

Una storia esemplare.

 

Trasformare il dolore in consapevolezza

Non so se il sogno della fisioterapia ritornerà mai per Diego, o se la sua strada rimarrà quella dell’attività di famiglia. La cosa importante però, è la capacità che questo ragazzo ha avuto di non farsi annientare dalla tragedia, dal senso della sfortuna, ma ha saputo non solo tener duro, ma soprattutto prendere quell’attimo dove il suo mondo si era sgretolato davanti agli occhi e non lasciarlo sfuggire nel senso di abbandono e della perdita, ma invece tenerlo tra le proprie mani con consapevolezza e trasformarlo. Non è negazione del dolore, quello ci sarà, esiste ed esisterà sempre, ma avrà una sua collocazione, perché siamo fatti in modo che in noi, “nel nostro cuore” ci sia spazio per tutto, anche per il dolore, senza che questo riesca a sovrastarci.

 

Il significato delle parole di Diego: “Un anno fa pensavo che la mia vita fosse finita. Pensavo di essere la persona più sfortunata del mondo. E invece sono andato avanti e oggi posso dire che se si tiene duro si può resistere”, è proprio quello della consapevolezza della capacità che ognuno di noi ha di ribaltare e trasformare gli avvenimenti per renderli il germoglio di un nuovo inizio. È la capacità che noi esseri umani abbiamo di costruire anche quando all’apparenza tutto è distrutto.

 

La scelta è solo nostra, possiamo vivere ogni momento della nostra vita lasciando che ci passi addosso senza accorgerci di quel che accade; possiamo cogliere e accogliere le cose che ci si presentano con gioia o con rabbia e frustrazione a seconda se sono cose che ci fanno piacere o meno; oppure possiamo accogliere ogni momento della nostra vita con la consapevolezza che ogni piccola situazione può essere un’occasione per trasformarci, per imparare qualcosa, per costruire una cosa nuova.

In fondo siamo stati dotati del libero arbitrio. 

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