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Impariamo l’arte di dis-organizzare un viaggio

Tre o quattro anni fa ho festeggiato il Natale al caldo. È stato divertente vedere surfisti in costume con il cappello di Santa Claus in testa e sottobicchieri natalizi dopo aver ordinato un drink su una terrazza, al sole, con 30 gradi e il suono del mare.

Ma perché stavo per privarmi di tutto ciò?

Perché siamo cresciuti con il Natale a dicembre e volevo provare qualcosa di nuovo!

 

Così sono atterrato in Marocco, ho assemblato la bici e via! 

Marrakech, Casablanca, Rabat, Meknes, Fes e tante altre città fino ad arrivare a Tangeri, dove poi ho preso un traghetto per Tarifa, giusto in tempo per festeggiare il capodanno (giusto in tempo, quasi in ritardo; sono arrivato in Spagna alle 22.00 del 31 dicembre).

Visto il budget e la mancanza di un biglietto aereo di ritorno, con me c’era la tenda, ma avevo sottovalutato il freddo notturno di quel bel paese, così, quando riuscivo a trovare qualche matto che decideva di ospitare perfetti sconosciuti in casa, dormivo sul divano dei locali, ed ecco che le mie sporadiche apparizioni su couchsurfing sono diventate fissa dimora durante quelle settimane.

Inizialmente il viaggio aveva un programma, a grandi linee, ma lo aveva. Questa storia di cercare di dormire al caldo però mi ha portato a dover stravolgere tutto, a dover dare retta ai consigli di chi quel posto lo conosceva bene e ad incastrare i vari host per non rimanere al freddo con un sacco a pelo estivo. 

L’arte di s-programmare il viaggio

Ecco che il mio Christmas trip è diventato un viaggio nel viaggio, dove ogni istante mi ritrovavo a fare qualcosa di nuovo, seguendo la corrente di quelle giornate senza pensarci troppo; riassumendo, mi ritrovavo, giornalmente, a dire di sì a tutto!

È da qui che ha avuto inizio il mio sprogrammare qualsiasi tipo di viaggio.

Nonostante i viaggiatori decidano di partire all’avventura, spinti dal nostro naturale istinto di scoperta, di novità e di conoscenza, spesso la nostra comfort zone ci limita anche al di fuori della routine, precludendoci emozioni ed esperienze che saranno poi nei nostri ricordi per sempre, obbligandoci a programmare tutto, persino i viaggi.

È davvero così letale? No, non c’è nulla di male nel vivere cullati dalle proprie sicurezze ed abitudini; c’è solo un però… Vivere nella comfort zone non è crescita, bensì sopravvivenza e questo, a noi viaggiatori scomodi, non piace!

Spesso mi torna alla mente che a Petra, in Giordania, dicendo “sì, voglio farlo” come uno sprovveduto, sono finito con il dormirci dentro. Proprio lì. In una delle sette meraviglie del mondo, la Petra antica. Non ci credevo. Fortunatamente non esiste un biglietto per poterlo fare, l’unico biglietto è quello per assistere a Petra by night.

È stata un’esperienza incredibile e non era programmata, perché della comfort zone ne avevo le scatole piene e dovevo assolutamente liberarmene, così quando mi è arrivata la proposta, non ho potuto far nulla se non accettare.

Il consiglio natalizio è il seguente: se avete comprato un nuovo blocco note interamente bianco, magari in un mercatino di natale, magari per programmare il prossimo viaggio, scrivete la destinazione sulla prima pagina e partite. 

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