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Impianti e piste da sci chiusi: la montagna si apre ad una nuova vita

“E sì, quest’anno niente piste da sci… chiuse a causa del Covid”. 

“Ah, non perché manca la neve?” 

“No, quest’anno c’era… anche se non si sa se dura. Di solito si scioglie presto oramai, rimane solo in alto, diciamo sopra i 1.500 metri…” 

“Ah, caspita… quindi in Appennino…” 

“Eh, no… in Appennino è difficile… Anche sulle Alpi oramai è quasi tutto innevamento artificiale: bacini artificiali, cannoni per neve artificiali, innevamento artificiale…” 

“Caspita… costerà caro…” 

“Eh, sì, abbastanza, poi la gente è sempre quella… se apri altre piste si sposta per la novità ma non è che aumenta…”

Ecco quale può essere stata una conversazione possibile qualche giorno fa tra due persone che ragionavano di montagna. Negli ultimi decenni la montagna per molti è stata solo questo: piste da sci, impianti di risalita, alberghi. Il turismo invernale di massa tipo che poi d’estate lascia la montagna per riversarsi sulle spiagge. Ma è davvero solo così? Le persone amano solo questa attività o magari molti potrebbero apprezzare di fare altro, magari tutto l’anno? E inoltre, è davvero questo il modo migliore per godere di quest’ambiente, rispettandolo e dando allo stesso tempo un lavoro e un giusto reddito a chi ci vive? In un mondo dove le riserve di acqua dolce sono calate del 20{3dd2bd5a22f99a55602ae14b4412ae2c0f6006ace112e0ec86ec9e87db2e765b}, è giusto trasformare acqua in neve, tra l’altro con un consumo elevato di energia, solo per sciare?

 

Apprezzare le alternative della montagna

Qualche giorno fa il CAI (Club Alpino Italiano) ha approvato un testo dal titolo “Cambiamenti climatici, neve, industria dello sci. Analisi del contesto, prospettive, proposte” in cui si propone di diversificare gli investimenti e di orientarsi verso una nuova economia montana. 

La montagna non è solo Cortina o Madonna di Campiglio ma mille piccole località magari anche sprovviste di impianti di risalita. Camminare lungo i sentieri, mangiare nei rifugi, fare foto, risalire a fatica per compiere un ‘unica ma affascinante discesa sulla neve naturale… ma anche cultura locale, tradizioni, prodotti dell’agricoltura di montagna, biodiversità. Tutto un mondo che, grazie alle chiusure imposte dalla pandemia, qualcuno può iniziare ad apprezzare. 

Investire soldi in piccole ma fondamentali infrastrutture come reti digitali o servizi essenziali come le scuole o gli uffici postali, sviluppare una ospitalità diffusa per incentivare una nuova residenza e un’imprenditorialità locale, anche questo entra a far parte di una nuova visione della montagna, visione che può essere estesa a tutte le zone minori di Italia, fuori dei circuiti turistici delle grandi città d’arte. 

Insomma, la bella notizia è che non tutti i mali vengono per nuocere: da parente povero dello sci da discesa, lo sci di fondo sembra diventato il re di questo strano inverno. E le ciaspole le sue ancelle: con le ciaspole si può andare ovunque, camminare da soli o in compagnia. E in entrambi i casi senza i fastidiosi assembramenti delle biglietterie e degli impianti di risalita. E magari qualcuno ci torna a passeggiare d’estate o a lavorare a distanza guardando le cime… verdi. Bill, con una buona connessione, sarebbe il primo a farlo.

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