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La città del quarto d’ora: un futuro a misura di uomo

Il bello della città è il caos, inteso come il complesso degli elementi materiali senza ordine che preesiste al cosmos, cioè all’universo ordinato. Tutto è ancora possibile in città: puoi salire sull’autobus e incontrare l’amore della tua vita; cosa che al paese non capita: ammesso che ci sia l’autobus, al massimo incontri zia Marietta che va al cimitero… Bello il caos quindi. 

Però… se poi l’amore della tua vita non sale, l’autobus è pieno, c’è traffico e tu devi attraversare la città per andare a scuola, a lavoro, a comprare una cosa… beh, allora meglio il paese. “Essere o non essere…?”, il dilemma si ripropone. Che fare dunque…?

 

Nasce il modello di smart cities

Un’idea l’ha avuta uno scienziato, nonché professore universitario alla Sorbona di Parigi, il franco-colombiano Carlos Moreno, specialista di controllo intelligente di sistemi complessi. Insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine della Legion d’Onore, il professore, studioso di smart cities, ha ispirato la proposta portata avanti fortemente dalla sindaca di Parigi Anne Hidalgo durante la campagna elettorale che l’ha portata ad essere rieletta per il suo secondo mandato alla guida della capitale francese: “La ville du quart d’heure”, ossia la città del quarto d’ora o dei 15 minuti, come vi suona meglio. E l’idea non suona male: “In poche parole”, dice il professor Moreno, “l’idea è che le città dovrebbero essere progettate o riprogettate in modo che nel raggio di 15 minuti, a piedi o in bicicletta, le persone possano vivere l’essenza di ciò che costituisce l’esperienza urbana. Per avere accesso a lavoro, alloggio, cibo, salute, istruzione, cultura e tempo libero.”

 

Tradotto, cosa dobbiamo fare? Un punto fondamentale è tornare a mescolare le attività presenti nelle città: evitare quindi i quartieri dormitorio e i quartieri di soli uffici; diffondere il verde in ogni quartiere e allo stesso modo diffondere l’accesso ai servizi; incentivare il ritorno dei negozi di prossimità e utilizzare ogni metro quadro costruito per più funzioni, ad esempio utilizzando la sera le scuole come centri di aggregazione per il quartiere. Cominciando da una parte si può innescare una reazione a catena che porta a modificare gli altri aspetti. E, paradossalmente, la pandemia ci ha aiutato. Si parla da sempre di smart working, di tele lavoro, di lavoro da remoto, ma le aziende sono state spesso restie a “fidarsi” dei propri impiegati e dipendenti, nonostante molte ricerche affermassero la maggiore produttività finale di chi non è più costretto a passare quotidianamente ore nel traffico per muoversi da casa al lavoro e ritorno. Il Covid ci ha costretti a farlo. E abbiamo visto che funziona. Magari limitando il rientro in ufficio a un paio di giorni per rivedersi con i colleghi e sentirsi parte di un gruppo, ma non di più. 

 

Meno inquinamento e più verde per una mobilità sostenibile

Meno movimento di impiegati si traduce in meno traffico e quindi meno necessità di spazi per le macchine e meno inquinamento. Più spazio a disposizione per il verde, luoghi di incontro, mobilità sostenibile. A Parigi la sindaca Hidalgo ha già iniziato il cambiamento trasformando la centralissima Rue de Rivoli in una via ciclo pedonale e prospettando di realizzare 1.400 km di piste ciclabili. Quella pazza della sindaca sta lavorando con i suoi collaboratori per trasformare addirittura la tangenziale di Parigi in un’area ciclo pedonale con un residuo tratto lasciato alle autovetture che non potranno però superare il 50km/h. Il tutto all’interno del progetto “Periferie senza auto”. 

“La città da 15 minuti deve avere tre caratteristiche chiave. In primo luogo, il ritmo della città dovrebbe seguire gli esseri umani, non le automobili. In secondo luogo, ogni metro quadrato dovrebbe servire a molteplici scopi. Infine, i quartieri dovrebbero essere progettati in modo che possiamo viverci, lavorare e prosperare senza doverci spostare costantemente altrove.”

Non borghi separati ma parti funzionanti di una metropoli a misura di persone dove, passeggiando o prendendo l’autobus (magari elettrico), puoi sempre sperare di incontrare l’amore della tua vita. O magari anche zia Marietta.

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