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La filosofia non serve a niente, lo pensava anche Aristotele

La filosofia non serve a nulla, dirai; ma sappi che proprio perchè priva del legame di servitù é il sapere più nobile.

-Aristotele

In una società dedita al consumismo e al materialismo ciò ,che non si può toccare con mano o possedere nell’immediato è considerato inutile o inessenziale. La filosofia è ricerca e tensione verso la conoscenza, meta agognata che tende ad allontanarsi ogni volta che si sta per raggiungere il traguardo. Quindi la filosofia non serve a niente? Possedere qualcosa nell’immediato ci riempie e appaga nell’esatto momento in cui il desiderio viene soddisfatto, la ricerca invece richiede del tempo ed un processo più faticoso: non è sicuramente la via più ambita nella mentalità del “tutto e subito”. Chi si imbatte all’interno della ricerca filosofica non è schiavo, non lo fa per placare un bisogno spasmodico di guadagno, ma per il gusto di sapere. Ciò che Aristotele intendeva dire è che essa, non avendo padroni, non serve nessuno.

Eros muove il filosofo

Platone nel Simposio fa emergere la correlazione tra la filosofia e l’amore. Gli uomini vogliono conoscere per puro amore della verità e non per un tornaconto personale o per un vantaggio immediato. Nel dialogo platonico Eros ama e desidera la bellezza poiché non la possiede ancora, esattamente come il filosofo tende verso il sapere poiché ne è privo. Eros è tensione verso ciò che manca e, nel tentativo di colmare tale mancanza, nasce il Desiderio. È la sua natura intermedia e costantemente in tensione a renderlo filosofo, egli non è né Dio, né ignorante. Se fosse Dio non desidererebbe sapere poiché già in possesso della conoscenza, se fosse ignorante non coglierebbe il senso della ricerca filosofica, la troverebbe “inutile”, ritenendosi già sapiente. D’altronde si desidera soltanto ciò che non si possiede. La filosofia non è schiava di alcun interesse, è una ricerca disinteressata che spinge a scostarsi dalla dimensione sensibile e legata al mero appagamento dei piaceri momentanei.

La filosofia nasce dalla meraviglia

Tendiamo spesso a desiderare ciò che ci viene imposto dai nostri bisogni, a partire da una semplice necessità fisica fino alla brama per il possesso, ciò che ci riesce a restituire quiete è l’appagamento immediato dello stesso. Il desiderio all’interno della ricerca filosofica, al contrario, non può essere soddisfatto con la medesima rapidità. La chiave per la sua realizzazione è la ricerca. Le difficoltà che separano dal traguardo non sono un ostacolo, ma elementi che avvalorano l’esperienza. Siamo spesso ostili verso tutto ciò che richiede del tempo, eppure il più delle volte è l’attesa ad attribuire un senso. Dovremmo imparare a guardare la realtà per il puro gusto di osservarla, senza secondi fini, con meraviglia, la stessa di cui Aristotele parla nel I libro della Metafisica, riferendosi allo stupore da cui origina la filosofia: sapere libero e privo di vincoli di schiavitù.

Valentina Pano
About author

Studentessa di filosofia all’Università di Milano. Ama riflettere sulle questioni della vita. Scrive monologhi prendendo ispirazione dalla realtà che la circonda. È appassionata di filosofia e di tutto ciò che stimola il pensiero. Con le sue parole cerca di far luce sugli aspetti della realtà che le stanno a cuore.
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