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La Forma dell’acqua, una magica storia d’amore

Questa sera Disney Plus fa entrare nella sua programmazione La Forma dell’Acqua – The Shape of Water. Un film di Guillermo Del Toro, pluripremiato e uscito in Italia nel 2018. Ha avuto 13 candidature agli Oscar, ne ha vinti 4, premiato al Festival di Venezia, 5 candidature e vinto 2 Golden Globes, 12 candidature e vinto 3 BAFTA, 14 candidature e vinto 4 Critics Choice Award, 2 candidature a SAG Awards, 1 candidatura a Writers Guild Awards, un premio al CDG Awards, un premio ai Producers Guild, premiato a AFI Awards. Ce n’è abbastanza quantomeno per incuriosirci e guardarlo con un po’ di attenzione.

 

È una storia d’amore che, come tutte le storie d’amore impossibili, si ritrova a combattere contro le banalità e le idiosincrasie della vita “normale”. Una fiaba caratterizzata (come molte delle pellicole di Del Toro) da un legame con l'horror, ma infusa di bellezza estetica e poesia. 

Ambientato negli Stati Uniti negli anni ’60 in piena guerra fredda, tra le luci retrò di un cinema di provincia, fuori dalle vie del glamour, tra i colori patinati del modello della famiglia ideale, ma che poi forse così ideale non è, e quelli spenti di chi con il proprio lavoro arriva giusto a vivere; con un limpido messaggio democratico e antirazzista, attraversa i mondi della solitudine della sopraffazione, dell’esclusione e li include tutti in un grande abbraccio d’amore.

 

La trama: il mostro ed Elisa

La follia e la violenza del potere, che crede di poter tutto dominare e, pur di fare in modo che chi è rivale non vinca, è disposto a distruggere, perché quello che conta non è conquistare, ma fare in modo che “il nemico” non progredisca. Così in un laboratorio sperimentale viene custodito un essere anfibio “un mostro” che può respirare sia in acqua che fuori, una straordinaria creatura che ci avvicina al mitologico. Un essere di estrema sensibilità che comunica, con chi è capace di instaurare una via per farlo, in modo diverso e assolutamente fuori da ogni schema conosciuto. 

Accade dunque che Elisa, donna addetta alle pulizie e muta, a seguito a di interventi di violenza subiti durante l’infanzia, i cui soli amici sono Giles, un vicino emarginato dal mondo del lavoro perché omosessuale e Zelda, una collega di colore che combatte per i propri diritti come lavoratrice e come donna, sviluppa nei confronti della “creatura” un’attenzione e un rapporto speciali, fatti di momenti rubati di nascosto che sfociano nella nascita di un amore incondizionato. Incondizionato perché questi due esseri, apparentemente così diversi, lei umana e lui un magico animale più creatura degli oceani che terrestre, sono molto più simili di quanto non appaiano. Non si fermano davanti all’aspetto esteriore della loro diversità, ma lo usano per entrare in un magico mondo di scoperta uno dell’altro. Per la prima volta Elisa trova davanti a sé qualcuno che non la considera una stranezza per la sua mancata possibilità di parlare, ma cerca con lei un modo per riuscire a comunicare. 

 

Una magia dove tutto è possibile

L’amore è magico, guarisce e l’animale attacca solo quando si sente minacciato. L’uomo invece, quello delle regole, quello che “risolve”, attacca e distrugge perché deve sopraffare, deve dominare, perché il “diverso”, qualunque diverso, al potere fa paura perché incontrollabile e del potere scatena la follia. 

È una favola che viaggia sulla magia della transizione tra due mondi, trasportata dalle gocce d’acqua della pioggia, dalla cascata che esce dal rubinetto e riempie la stanza, dall’oceano che racchiude e protegge la storia d’amore. Sì, perché alla fine l’amore trionfa, sfuggito ad una normalità folle e discriminatoria, traslato in un mondo di magia che è oltre la comprensione di chi mai ha percepito il senso della diversità, protetto dagli abissi di un oceano ancora non conquistato e sconosciuto. Solo gli occhi di Zelda e Giles potranno sapere. 

 

Da vedere con lo spirito di entrare danzando in punta di piedi in una fiaba, dove tutto è possibile.

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