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La salvaguardia dell’ambiente: nobile meta della moda

La prima ondata pandemica ha risvegliato la natura, lasciandoci stupiti ed ammaliati ma subito dopo abbiamo costretto nuovamente la fauna a nascondersi

 

Lo scorso gennaio eravamo devastati per gli incendi in Australia e l’estinzione di numerose specie animali. Il nome di Greta Thunberg era sulla bocca di tutti e non passava giorno in cui non si discutesse del problema ambientale.

A marzo eravamo chiusi nelle nostre case. Terrorizzati da questo microscopico virus che in un anno ha sconvolto le nostre vite, le abitudini, ha rivoluzionato il nostro modo di agire e di pensare.

 

Il risveglio della natura durante il Covid-19

Il Covid-19 ha portato con sé dolore, lutto e la rottura degli schemi che rappresentavano la nostra normalità. Anche quelli più disfunzionali. 

Sì, perché nella disperazione generale, nel vuoto e nel silenzio delle strade abbiamo ricominciato ad ascoltare i melodiosi canti degli uccelli e a vedere delle specie animali che pensavamo ci avessero abbandonato (almeno nelle città) da tempo.

 

Ad aprile a Roma una famiglia di anatre passeggiava tranquillamente sui marciapiedi, a Milano gli scoiattoli correvano felici sugli alberi e a Prato la Polizia Municipale scortava un gruppo di paperelle che attraversava sulle strisce pedonali.

A raccontarle ora, sembrano le scene di un cartone animato; per un breve lasso di tempo però è sembrato che flora e fauna si fossero rimpossessate degli spazi che erano stati brutalmente sottratti loro.

 

Chiusure e blocco degli spostamenti avevano prodotto una notevole diminuzione nell’emissione di gas inquinanti con un impatto fortemente positivo sull’atmosfera.

Per un po’ il dibattito sull'emergenza ambientale si è placato e il miglioramento della qualità dell’aria aveva rinnovato l’ottimismo al riguardo, tanto da nutrire l’illusione che uomo e animali potessero veramente tornare a convivere, nel rispetto gli uni degli altri.

 

La normalità ha azzerato nuovamente le buone abitudini

Poi però siamo usciti di nuovo. Ci siamo rimessi tutti alla guida delle macchine, abbiamo ricominciato a prendere aerei, a comprare compulsivamente, tornando a nutrire settori responsabili di gran parte dei danni ambientali. E mentre noi siamo tornati fuori, le paperelle si sono nascoste, gli scoiattoli sono corsi via e gli anatroccoli hanno pensato bene di (ri)cambiare area. L’aria pulita è diventata solo un bel ricordo di primavera.

Trama già vista: ci sono stati in passato periodi poco rosei a livello economico in cui però si era avuta una riduzione dell’inquinamento atmosferico. Il più delle volte questi effetti sono risultati temporanei perché la normalità è tornata sempre con le annesse vecchie e nocive abitudini umane.

 

Il Coronavirus ha agito nei nostri confronti come noi agiamo quotidianamente, da millenni, sulla natura: per soddisfare i nostri bisogni, compresi quelli secondari, abbiamo sconvolto ecosistemi, dimezzato vite, alterato gli equilibri ambientali.

Questa volta abbiamo provato in prima persona cosa significa essere dalla parte dei più deboli. Ora come ora, ricadere nelle vecchie e cattive abitudini sarebbe meschino e ipocrita da parte nostra. 

Vanificherebbe gli insegnamenti che l’anno appena trascorso, per quanto burrascoso, ci ha lasciato: siamo effettivamente in grado di migliorare il nostro ecosistema semplicemente ridimensionando le nostre abitudini; e il mondo non appartiene solo all’uomo.

 

La moda, testimone e promotrice del connubbio uomo-natura

Consapevole del suo impatto a livello ambientale, anche la moda, usando una delle sue testate più influenti, si fa portavoce di quello che deve continuare ad essere un obiettivo: la salvaguardia della natura, chiedendosi in che modo possa contribuire a ripristinare e consolidare quello scenario ameno e fiabesco, testimone di un rinnovato connubio uomo-natura.

 

La natura non serve solo ad offrirci paesaggi spettacolari da utilizzare come sfondo nei nostri selfie e gli animali non sono oggetti, materiali da utilizzare per produrre i nostri accessori. Sono necessari alla vita, co-protagonisti della storia e fonte continua di ispirazione. 

Già McQueen aveva sottolineato come non esista nulla nell’arte cui la natura non abbia già pensato: si pensi alle paillettes, che altro non sono che un richiamo delle squame lucenti dei pesci e del luccichio dell’acqua, o i mantelli, chiaro riferimento alle ali avvolgenti dei pipistrelli. Perché continuino a migliorarci e ad ispirarci dobbiamo continuare a prendercene cura, mettendo noi stessi al secondo posto, se necessario.

 

Il momento migliore per seguire la moda? Questo!

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