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La Sicilia in bicicletta: un viaggio a pedali in un viaggio nel tempo

“Già in centro Italia non ci rispettano, pensa se scendi con la bici al Sud”

Queste sono le prime parole che mi hanno detto quando ho visto la traccia del Sicily Divide (Non me ne voglia male Giovanni Guarnieri, ma io continuerò a chiamarla così), un itinerario cicloturistico, o ultraciclistico, a seconda di quanto tu voglia farti del male, che attraversa la Sicilia, da ovest a est; ai più temerari sarà permesso ammirare città e bellezze che mai avrei immaginato di trovare in quest’isola. Da chi è intenzionato a farla mi viene spesso chiesto: “ma è sicuro pedalare lì?” Sì. O meglio, sì se sai urlare ad un cane con tutta l’aria che hai nel petto per fargli capire che se lui abbaia e ti rincorre poi dovrà vedersela con te. Ma tralasciando questo, non ho avuto problemi di nessun tipo, né alle cinque del mattino, né la sera alle undici. 

 

Sono partito ad agosto (sì, agosto, perché avevo paura di sentire freddo e quindi ho scelto il mese del caldo torrido) e dopo aver percorso per intero il tracciato, l’idea era di tornare a casa in bici. Idea sventata, perché mi sono fatto bastare il caldo preso durante questa magnifica avventura (Temperatura massima raggiunta in sella: 47 gradi). 

Dovevo essere da solo, poi tramite Facebook ho conosciuto Nicola, siciliano d’origine, e abbiamo deciso di farla insieme nel minor tempo possibile, lui su una full ed io su una gravel, che ancora non mi parla per i maltrattamenti subiti. Appuntamento ad Alcamo alle 4.30 del mattino, io in ritardo, Nicola impaziente. Io stracarico, Nicola quasi senza nulla, incominciamo bene.

 

Due giorni e qualche ora dopo siamo arrivati a Catania. 

 

Sicilia da ammirare

Non ero mai stato in Sicilia e una volta arrivati al km finale, ancora dovevo realizzare tutto ciò che avevo appena visto. Probabilmente avevano ragione Giovanni e Danu di Ciclabili Siciliane, va fatta in più tappe, in più giorni e con qualche birra del posto a fine giornata, per godere appieno i doni di un percorso così, ma come al solito, ho fatto di testa mia. Forse è stato un errore, eppure, anche in tappe da 250Km sono riuscito a sentirmi in un posto protetto, pieno di storia e di gente pronta ad accoglierti, curiosa del tuo passaggio. Luoghi senza tempo e pieni di storia che meriterebbero di più e che forse, proprio per la loro condizione attuale, prossima allo spopolamento, andrebbero visitati adesso!

 

Gibellina, Sambuca, Mussomeli, Serradifalco, Enna, Regalbuto, Centuripe e chi più ne ha più ne metta. Ho fatto salite che non mi sarei mai aspettato di trovare, sono stato a Enna, capoluogo di provincia più alto d’Europa (lì ci siamo concessi anche quattro preziosissime ore di sonno) e mi sono portato a casa mezzo Kg in più.

Ad oggi, a 25 anni suonati, ancora mi manca la parte costiera di un’isola antagonista alle mie origini (dove però fanno seadas e pane carasau), ma attraccare a Palermo ed immergersi in un’avventura come la Sicily Divide è un viaggio scomodo che quasi varrebbe la pena anche in agosto. Ok sì, ne vale decisamente la pena, ma preparatevi ad avere le rane nello stomaco.

 

Grazie ancora a Ciclabili Siciliane per aver messo in piedi questa folle visione piena di sudore e fatica, infinitamente grazie per permettere a turisti stranieri e non, di visitare una Sicilia nascosta che difficilmente si farebbe trovare dai più.

 

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