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Le opere teatrali in TV, per non perdere l’abitudine al bello

Di sicuro non è quello che si aspettavano gli interpreti e i lavoratori dello spettacolo per questa stagione teatrale, ma a volte anche da una pandemia mondiale si può trarre un vantaggio.

Da anni il malcontento degli appartenenti al settore faceva eco con la richiesta di essere ascoltato dal ministero, soprattutto nell’ultimo anno, la cui situazione di blocco ha fermato completamente lo spettacolo dal vivo.

Finalmente nasce un tavolo permanente per il settore, dall’emergenza coronavirus in poi, che unisce lo spettacolo dal vivo in una sezione per il cinema e l’audiovisivo.

È iniziato quindi un dialogo permanente che si spera duri nel tempo diventando un proprio metodo di lavoro.

Molte le organizzazioni che in questi mesi hanno proposto l’emissione di spettacoli teatrali in tv, visto che il rischio di veder morire un’intera filiera produttiva è il sintomo che molti stanno accusando.

Non basta un sostegno momentaneo, è necessaria una collaborazione che preveda la collaborazione tra stato e istituzione, anche privata, vista la maggior parte delle produzioni teatrali.

Quindi forse ci siamo, e ci auguriamo sia una piccola soluzione per molti.

D’altronde la tv ha sempre ospitato, soprattutto negli anni ‘60 opere teatrali con il teleteatro o le traduzioni e adattamenti per il tubo catodico. 

Oggi inoltre la richiesta è di trasmettere le opere registrate dal vivo, anche solo per non perdere l’abitudine al bello e soprattutto per mantenere vivo un mondo in grado di far vivere la magia. 

Oggi più che mai c’è bisogno di sognare e ci auguriamo che il pubblico sia pronto a sostenere l’arte in tv rinunciando magari a qualche ora di tv spazzatura. 

 

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