Part of BillOver 3.0

Articoli

Lo spettro asessuale. Né carne, né pesce? Non proprio

In una realtà che ha il vizio di semplificare le minoranze c’è la necessità di dare spazio alle sfumature. Tra il bianco ottico e il nero notte c’è un’ampia gamma di grigi scuri, chiari, brillanti, opachi che non vengono visti dai più. Entrando in tema di orientamenti sessuali c’è un grigio di cui molti sanno poco: lo spettro asessuale. L’asessualità, spesso confusa con una scelta di castità, sessualità repressa o timidezza, è tutt’altro.

Che cos’è l’asessualità e lo spettro asessuale?

L’asessualità è un orientamento sessuale a tutti gli effetti in cui vi è mancanza (o ridotta) attrazione sessuale nei confronti degli altri e un interesse basso, o assente, nell’attività sessuale. La definizione di “asessualità” non sconvolge troppo: l’alfa privativo di fronte alla parola “sessualità” svela già molto del suo significato. Ciò che però coglierà impreparati i meno informati è che questo termine non indica un solo orientamento sessuale bensì uno spettro dell’asessualità che, da termine ombrello quale è, comprende diverse modalità di vivere l’asessualità.

Lo spettro asessuale nel dibattito pubblico

Lo spettro asessuale è stato fino ad ora poco considerato, tanto che non fu menzionata né l’asessualità, né l’aromanticismo, né l’afobia nel discusso DDL Zan contro l’omobitransfobia. Che l’asessualità sia stata presa in considerazione solo in tempi recenti si può già evincere dal fatto che solo negli anni 2000 è stata l’inclusa la A (che sta sia per asessualità, sia per aromanticismo) nell’acronimo LGBTQIA+. In tutto ciò l’asessualità non è un aspetto recente della sessualità umana, anche se è un argomento poco trattato dalla comunità scientifica. La comunità asessuale esiste ed è sempre esistita: già nel 2001 nasce AVEN, Asexual Visibility and Education Network, una delle più note comunità online di asessuali, arrivata anche in Italia nel 2004.

Libido o attrazione? Questo è il dilemma

Date queste premesse si può affermare con certezza che le persone asessuali non praticano nessun tipo di attività asessuale? Non esattamente. Innanzitutto bisogna fare una distinzione fra libido e attrazione: la libido è un impulso fisiologico, il bisogno di appagamento sessuale, che può essere indipendente dall’oggetto del desiderio. L’attrazione sessuale invece si riferisce ad una persona specifica, o al genere, a cui è rivolta la libido. Nel caso degli asessuali si può vivere la libido in maniera personale, indirizzata verso uno, più generi o nessuno.

Le diverse identità dell’asessualità

Esistono diverse identità tra gli asessuali. Ad esempio i demisessuali, ossia persone che provano attrazione sessuale nei confronti di qualcuno solo dopo aver consolidato un forte legame emotivo. Chiaramente la definizione di “forte legame emotivo” varia da persona a persona come varia, da persona a persona, il proprio orientamento romantico svincolato da quello sessuale. Gli asessuali possono anche identificarsi come “grey-asexual”, “greysexual” o “grey ace” ed essere nello spettro tra asessualità e sessualità indipendentemente da un eventuale legame emotivo con un partner, pendendo di più (in linea generale) verso l’asessualità.

Asessuale e amore: due realtà compatibili?

Asessualità non è quindi sinonimo di apatia emotiva. Pare infatti che, secondo uno studio condotto nel 2020, il 74% degli asessuali abbia riferito di aver provato un’attrazione di tipo romantico. In questi dati pareva non ci fossero particolari differenze tra uomini e donne asessuali coinvolti nella ricerca.

Ma può coesistere l’asessualità e il non provare sentimenti nei confronti di nessuno? Assolutamente sì. Anche a questo si è trovato un termine: in questo caso ci si può infatti definire come asessuali aromantici. Allo stesso modo chi è asessuale, ma crea legami di tipo romantico può tranquillamente riconoscersi come eterosessuale, gay, bisessuale, queer potendosi definire di conseguenza come asessuale eteroromantico, omoromantico, biromantico e panromantico in base alla propria inclinazione, appunto, romantica.

L’importanza di chiamarsi con i nomi giusti

E’ tramite le parole in cui ci si riconosce che si dà dignità alle esperienze dell’individuo. Assecondare la sensibilità di chi appartiene alle GSM ovvero le “gay and sexual minorities” è un segno di rispetto necessario, non più rimandabile. Quindi, perché non ampliare i nostri dizionari personali anche riguardo allo spettro asessuale?

Claudia Antonelli

Related posts
Articoli

25 Novembre: la violenza di genere esiste ancora

Articoli

Scrivere o digitare? Questo è il dilemma…

Articoli

Anoressia e DCA: quando la nostra mente è nostra nemica

Articoli

Pinkwashing: l’ipocrisia rosa che non ripaga davvero

Rispondi