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Loglan: la lingua è di chi la parla o di chi la crea?

La lingua logica

Nel 1960 James Cooke Brown pubblicò sulla rivista Scientific American la descrizione di una lingua progettata (come l’esperanto o l’ithkuil) da lui, chiamata loglan, ossia l’abbreviazione di logical language. Tale lingua, una volta imparata, avrebbe potuto aiutare il parlante a formulare i propri concetti in modo chiaro e non ambiguo, grazie alla sua struttura essenzialmente logica, volendo inoltre testare la dibattuta ipotesi Sapir-Whorf. Coloro che avrebbero imparato questa lingua, sarebbero diventati dei pensatori più logici?

La nascita del Loglan Institute

L’articolo suscitò notevole interesse da parte dei lettori, a tal punto che Brown ricevette centinaia di lettere in cui si richiedevano maggiori informazioni sulla lingua. Nel 1975, cavalcando il successo della sua invenzione linguistica, Brown pubblicò un dizionario e incorporò il Loglan Institute, un gruppo di persone appassionate. I membri del Loglan Institute contribuirono con nuove idee per il miglioramento in The Loglanist, una rivista di tipo accademico. All’inizio degli anni ‘80, gli sviluppi della tecnologia informatica portarono i membri del Loglan Institute a sviluppare un modo più robusto di formare parole composte, una revisione chiamata “la Grande Revisione Morfologica”. Tuttavia, Brown cercò di mantenere uno stretto controllo su questo sviluppo, e arrivando a censurare la discussione nella rivista di qualsiasi argomento che non avesse approvato personalmente.

Vignetta del Loglan Institute

Loglan contro Lojban

La goccia che fece traboccare il vaso arrivò nel 1986, quando il volontario Robert LeChevalier scrisse un programma per computer che faceva flashcards del vocabolario del loglan. Brown, preoccupato che questo potesse minare la sua autorità, insistette affinché LeChevalier firmasse un riconoscimento di copyright, in cui il Dr. Brown rivendicava il copyright su tutte le singole parole della lingua, e pagava al Loglan Institute le royalties dal programma. Di fronte a questa tattica legale coercitiva, LeChevalier e la maggior parte degli altri volontari decisero di reinventare il loglan con un “vocabolario di pubblico dominio”. LeChevalier originariamente intitolò questa versione derivata del linguaggio Loglan88, ma presto lo ribattezzò lojban (dalle parole del loglan logji, “logica”, e bangu, “linguaggio”).

La battaglia linguistica che diventa battaglia legale

Nel frattempo, Brown registrò Loglan come marchio per dizionari e grammatiche, mandando anche una lettera di diffida a LeChevalier. A quel punto, il nuovo Logical Language Group (un’organizzazione no-profit creata per promuovere il lojban) ha risposto presentando una petizione al Trademark Trial and Appeal Board degli Stati Uniti per la cancellazione del marchio Loglan per genericità. Dopo che il Board si è pronunciato a favore del Logical Language Group e ha ordinato la cancellazione del marchio, il Loglan Institute ha presentato ricorso alla corte d’appello per il Circuito Federale.

La disputa sul marchio presentava una domanda semplice: la parola “loglan” era un termine generico per una lingua, o un marchio in commercio specifico del Loglan Institute? Al contrario, contestare se le opere in Lojban, che usano un vocabolario diverso, ma regole grammaticali simili al loglan, costituissero opere derivate secondo la dottrina del copyright, sarebbe stato un argomento più complesso (e quindi più costoso). Alla fine, il Circuito Federale ha decretato che loglan era il nome per una lingua, come l’inglese o il francese, ed era quindi un termine generico non idoneo alla protezione del marchio.

Dalla decisione del Circuito Federale, il lojban ha raccolto e curato una comunità linguistica attiva, mentre il sostegno al loglan si è ridotto a un minuscolo nucleo di sostenitori. E questa strana storia tra burocrazia e linguistica cosa ci insegna? Probabilmente ci sono cose che non possiamo possedere, anche se le abbiamo create noi.

Veronica Repetti
About author

Laureata in Lettere e in scienze linguistiche, attualmente frequenta il corso di laurea in Logopedia. Vuole essere il collegamento tra questa materia così specialistica e la realtà di ognuno di noi. Con lei ti accorgi che non bisognerebbe mai dare le parole per scontato.
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