Part of BillOver 3.0

Articoli

#mezzipertutte: la campagna per dire stop alle molestie

I trasporti pubblici devono diventare #mezzipertutte

A Roma e Milano è in sperimentazione un progetto chiamato #mezzipertutte, con la collaborazione di Next Stop, organizzazione dedicata al fenomeno delle molestie sui mezzi pubblici e Roadto50{3dd2bd5a22f99a55602ae14b4412ae2c0f6006ace112e0ec86ec9e87db2e765b}progetto europeo per il riequilibrio di genere in ambito politico. Il motto è: Tutti (mezzi) per uno, mezzi per tutte!

“Le molestie in luoghi pubblici sono una piaga sociale. Next Stop vuole che ogni membro della comunità si senta sicuro e a suo agio nell’affrontare molestie sessuali e aggressioni sessuali, come testimone o vittima, – spiegano le attiviste su www.nextstopmi.com – le molestie sessuali pubbliche basate sul genere si verificano in un continuum a partire da parole, stalking e contatti indesiderati che possono portare a crimini più violenti come lo stupro, l’assalto e l’omicidio”.

 

Il chiaro obiettivo 

Con l’intenzione di estendere la campagna ad altre città italiane come Torino e Genova in prossima destinazione sino ad arrivare in tutta Europa, obiettivo della campagna è fornire uno strumento di denuncia per un fenomeno tanto frequente quanto taciuto. Attraverso sondaggi, fornisce supporto e proposte di soluzioni al problema.

Sul sito dove è presente il questionario, viene anche fornita una definizione precisa della molestia che «si verifica quando una persona si accosta a un altro individuo in base al suo genere». Si manifesta attraverso «osservazioni volgari, commenti, insulti, insinuazioni, stalking, malizia, carezze, esposizione indecente».

 

Come in tv

In un episodio della celebre serie tv “Sex Education” si vedono cinque ragazze prendere l’autobus per aiutare un’amica a superare un trauma. Qualche giorno prima infatti una delle protagoniste era stata vittima di un episodio disdicevole, scoprendo un signore a “toccarsi” mentre la guardava. Da quel momento non era più riuscita a prendere l’autobus e tornava a casa a piedi nonostante la lontananza. Il tutto è stato poi risolto con coraggio e solidarietà grazie alle amiche, che capendo il disagio, hanno iniziato ad accompagnarla per farla sentire più sicura.

 

Così la realtà

Non abbiamo certo bisogno di pescare riferimenti ed esempi dai mass media, purtroppo ne siamo pieni ogni giorno, però un ennesimo spunto di riflessione può essere d’aiuto. È normale che una ragazza debba aver paura di prendere l’autobus da sola? È giusto che possa sentirsi tranquilla solo se c’è qualcuno con lei?  Non può e non deve essere così.

Camminare per strada di notte, prendere i mezzi pubblici, ritrovarsi in luoghi isolati, sono solo pochi dei contesti in cui le donne non si sentono al sicuro, specie quando sono da sole. Così stringere con forza tra le dita le chiavi di casa, far finta di essere al telefono o chiamare qualche amico/a perché ci tenga compagnia nel tragitto, sono alcuni “stratagemmi” a cui si è costrette a ricorrere. 

Sembra tutto assurdo, tutto surreale, quasi esagerato, eppure è una verità che persiste nella vita di ogni donna. Ognuna di noi si è ritrovata almeno una volta in una situazione simile, non importa l’età, e ognuna di noi ha sperato di uscirne, indenne, il più presto possibile. 

 

Oggi siamo nel futuro

Siamo nel 2021, una data che solo a leggerla sembra quasi futuristica invece è il presente. Un presente che dovrebbe simboleggiare l’evoluzione in ogni campo, per ogni argomento, ma purtroppo resta nel passato per troppe cose. 

È un tempo in cui ognuno si prende l’agio di travisare ciò che viene chiamato progresso, in nome di una libertà di parola o di espressione sradicate dal loro senso. Un tempo in cui gli uomini che fischiano alle donne per strada o fanno loro “apprezzamenti”, si difendono con la scusa di essere simpatici, gentili e di poter esprimere un complimento a loro piacere. Parliamo del fenomeno chiamato catcalling e purtroppo ancora non perseguibile penalmente.

Quelle che invece possono essere denunciate e portare persino alla reclusione perché effettivamente considerate molestie, sono proprio i – disturbi – arrecati in qualsiasi luogo pubblico, compresi i mezzi di trasporto. Parliamo ad esempio di scomode avances, pedinamenti, palpeggiamenti ed altre cose simili. Quasi nessuno sa di poter fare appello alla legge e ancor meno sono coloro che pur sapendolo, lo fanno.

È un tabù così forte che non esiste report o ricerca a sostegno di questa situazione. Questo fenomeno si chiama GenderDataGap, ovvero l’assenza di dati divisi per genere. 

Le due associazioni di cui sopra, notata l’assenza di una banca dati sull’esperienza femminile di viaggio sui trasporti pubblici, hanno deciso di creare e condividere un sondaggio. Il questionario serve principalmente a quantificare le donne che si sentono o si sono sentite minacciate sui mezzi di trasporto e quali siano i modi affinché ci si possa sentire più protette.

Il fine è non solo quello di creare più informazione in merito, ma anche quello di raccogliere proposte risolutive da mettere in atto proprio grazie alla collaborazione con le compagnie di trasporto. 

Vengono dunque richieste delle vere e proprie segnalazioni dei punti più critici delle città in cui le donne si sono sentite meno al sicuro. 

Le soluzioni proposte finora 

Migliorare l'illuminazione e la sistemazione del decoro pubblico alle fermate che lo necessitano.

Presenza di guardie giurate nei sotterranei e nelle gallerie delle stazioni metro, spesso molto lunghe e deserte soprattutto a partire dalle 19 fino alle 6 del mattino, presenza di polizia a bordo delle linee di autobus in superficie e più addetti, anche all'interno di alcuni vagoni prestabiliti che le viaggiatrici possono individuare. 

Inoltre è stata proposta la realizzazione di fermate con coperture interamente trasparenti, App per segnalare il livello di sicurezza dei diversi mezzi pubblici, segnalazione dei numeri utili di emergenza a cui rivolgersi in caso di emergenza o sensazione di pericolo indicati anche su stickers da attaccate sulle pareti delle stazioni della metropolitana e dei treni, oltre che ai capolinea e alle fermate degli autobus. 

Saranno infine esposti dei QR code dove poter denunciare direttamente e in tempi brevi in caso di molestie.

Related posts
Articoli

25 Novembre: la violenza di genere esiste ancora

Articoli

Scrivere o digitare? Questo è il dilemma…

Articoli

Anoressia e DCA: quando la nostra mente è nostra nemica

Articoli

Pinkwashing: l’ipocrisia rosa che non ripaga davvero

Rispondi