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Musica e chirurgia: un pianoforte in sala operatoria

La notizia rimbalza sui quotidiani e in rete da un po’ di giorni.

Un pianoforte in sala operatoria, accordato a 432Hz.

Ormai molte delle terapie non convenzionali sono state sdoganate e vengono riconosciute, accettate ed utilizzate come supporto in molte strutture ospedaliere e non. Penso ad esempio alla pet therapy, o alle terapie del dolore che vanno ad affiancare trattamenti più importanti.

Qui però si fa un salto di livello.

Ciò che fino a non molto tempo fa era appannaggio della fede della medicina olistica, seppur empirico (e scusate l’ossimoro), è ora riconosciuto come un vero e proprio ausilio alla guarigione (quella di tipo tradizionale).

 

La musica produce benessere in chi l’ascolta

Si tratta di frequenze. La musica, certa musica, ma soprattutto quella che viene suonata con strumenti accordati in modi specifici (e uno di questi sono i 432Hz), non solo produce un senso di benessere generico in chi l’ascolta, ma fa entrare in un certo tipo di vibrazione le cellule che tendono a risuonare su quella frequenza e ad entrare in equilibrio.

È un salto quantico. Considerare un paziente in ogni sua sfaccettatura, ma non solo, è vederci come una parte di un organismo più ampio che funziona e si armonizza dall’armonizzazione di ciascuno di noi.

È questo il lavoro anche della Translational music di Emiliano Toso. Musicista e biologo molecolare.

 

Emiliano Toso si prepara per suonare in sala operatoria

L’équipe di neurochirurgia dell’ospedale Salesi di Ancona ha chiesto ad Emiliano Toso di suonare in sala operatoria durante un intervento per asportare un doppio tumore al midollo spinale in un bambino di 10 anni.

Emiliano Toso racconta che per prepararsi a questo intervento, perché la sua preoccupazione era quella di sentirsi separato dall’équipe e dal bambino stesso, prima ha passeggiato nei boschi, mettendosi in ascolto. Non aveva mai incontrato il bambino prima, ma quando lo ha visto la mattina in ospedale appena prima di entrare in sala operatoria, lui e i genitori, si è instaurato subito un rapporto di fiducia, un patto.

 

Il pianoforte era a coda, quindi uno strumento di una certa grandezza e importanza dal punto di vista sonoro, messo a due metri dal tavolo operatorio.

Si è creato un unico organismo” dice Emiliano Toso “che lavorava in assoluta armonia e sincronia. I chirurghi mi hanno fatto sentire parte di quel cerchio di 15 persone”.

 

“Abbiamo finito, ora suona forte per celebrare!”

Durante l’intervento sono stati fatti degli esperimenti fermando momentaneamente la musica e, nonostante il bambino fosse in anestesia totale, si sono notate delle risposte differenti del cervello rispetto ai momenti in cui il pianoforte suonava.

“Il momento finale” riporta sempre il Toso “è stato il più emozionante, quando i chirurghi hanno detto: abbiamo finito, sono gli ultimi dieci minuti, ora suona forte per celebrare”.

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