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Neuroni specchio, macachi e umani: la teoria dell’origine gestuale del linguaggio

Non siamo nuovi a parlare di tematiche legate al linguaggio e apprendimento. Poco tempo fa abbiamo provato a rispondere alle domande “Ma come imparano a parlare i bambini?“, e anche “Si deve per forza partire per imparare una lingua?“. Se siete sostenitori degli unfluencer, sicuramente non vi sarete persi gli articoli della nostra Linguista Veronica Repetti. Veronica, con piacevole leggerezza, ci parla di linguistica attraverso i cartoni disney, Tolkien, Game of Thrones e non solo. Qui, invece, parleremo di “origini del linguaggio”. Indovinello: cosa accomuna neuroni specchio, macachi e umani?

Tutti e tre stanno alla base della teoria dell’origine gestuale del linguaggio!

Come sia nato effettivamente il linguaggio, ancora non siamo riusciti a scoprirlo. Ci sono però numerose teorie a riguardo: da quelle più antiche, come la teoria di derivazione divina (Veronica Repetti ne ha parlato qui), a quelle più recenti, come appunto la teoria che vede l’origine del linguaggio come gestuale.

Qualche cenno storico

E. B. de Condillac

Per questa parte riprendo quanto riportato da Cadorna e Volterr nel libro “Le lingue dei segni” (2011). Questa nuova prospettiva in materia di origine del linguaggio risale però al ‘700. La questione aveva attirato molta attenzione su di sè. Tra i primi che hanno parlato di una connessione tra gestualità e linguaggio, vi sono Giambattista Vico e ètienne Bonnot de Condillac. Questi studiosi e filosofi ipotizzarono che gli antenati dell’homo sapiens comunicassero tra loro con gesti abbastanza concreti e chiari.

Anche Gordon Hewes nel ‘900 riprende questo concetto. Lui sosteneva che già gli antenati dell’homo sapiens per interagire tra loro non parlassero, poiché la loro struttura fonoarticolatoria non glielo permetteva, ma bensì comunicassero con gesti.

M. Corballis

Infine arriviamo fino agli anni 2000, con Michael Corballis. Il neuroscienziato australiano nel suo libro From Hand to Mouth riprende quanto ipotizzato da Hewes, raccontando di questo passaggio graduale dai gesti alla parola. Il passaggio graduale è dovuto al corrispondente sviluppo ed evoluzione in homo sapiens. Con il passaggio alla specie homo vi è stato anche un aumento delle dimensioni del cervello e fisico-strutturali che ha permesso piano piano di passare alla lingua vocale.

Ed è qui che la scoperta dei neuroni specchio segna un punto di svolta.

I neuroni specchio sono stati scoperti negli anni ’90 da un gruppo di ricercatori dell’università di Parma: questi sono presenti sia nei primati, sia nell’uomo.

Neuroni specchio e banane

Il gruppo di ricercatori ha scoperto i neuroni specchio grazie ad una banana e un pizzico di fortuna. Il loro obiettivo principale era quello di studiare e fare ricerca sui neuroni adibiti al movimento della mano, su un macaco. Il macaco doveva manipolare del cibo e veniva registrato quanto accadeva a livello neurale.

In un secondo momento, mentre un ricercatore stava prendendo una banana, hanno notato come i neuroni della scimmia avessero reagito sebbene quest’ultima avesse solamente osservato il movimento e non eseguito. Grazie poi alla ripetizione di questo esperimento hanno determinato che questi neuroni si attivano in entrambi i casi (durante l’esecuzione e durante l’osservazione dell’azione).

Questo nei macachi. Nell’uomo sono stati scoperti nel 1995!

Questo sistema di neuroni si attiva, inoltre, anche con i movimenti labiali (da “Le lingue dei segni”, T. R. Cadorna e V. Volterra, 2011).

Fun fact: questi neuroni si attivano anche in persone con amputazioni o limitazioni fisiche: ad esempio se una persona cieca percepisce il rumore di afferramento di un oggetto, i neuroni specchio che si attivano sono gli stessi che si attivano in chi compie il gesto.

Ma quindi, cosa centra il linguaggio?

Ritorniamo per un momento a Corballis ed al suo libro. Lui spiega come si sia passati dalla gestualità alle parole per step: dall’uso esclusivo di gesti per comunicare viste le limitazioni fisiche, alla successiva possibilità di rendere questa comunicazione gestuale sempre più complessa, per passare poi alla lingua parlata (da “Lingue dei Segni”, T. R. Cadorna e V. Volterra).

Piccola curiosità: quanto abbiamo appena visto è stato di fondamentale importanza per le lingue dei segni. Grazie a questa scoperta, la connessione tra la gestualità ed il linguaggio si rafforza, poichè trova fondamenta a livello neurologico (da “Lingue dei Segni”, T. R. Cadorna e V. Volterra).

Non a caso, questo sistema di neuroni si trova nelle medesime aree sia nei macachi sia nell’essere umano. Questi neuroni nei primati sono stati localizzati nella zona F5 che fa parte della corteccia premotoria ventrale, ovvero la corteccia motoria adibita alle azioni della mano (quelle che gli studiosi stavano indagando ai tempi della ricerca).

Negli esseri umani, invece, i neuroni specchio si trovano sia in zone motorie e premotorie, nella corteccia parietale inferiore , ma anche nell’area di Broca, ovvero l’area dedicata alla comprensione e produzione del linguaggio (questa zona corrisponde nei primati all’area premotoria).

I neuroni specchio nell’evoluzione della specie hanno fatto da base per il passaggio tra le due modalità!

Come riporta Corballis in questa intervista: “I neuroni specchio hanno un’origine più manuale e solamente poi si sono riadattati alla lingua vocale”.

Giulia Multineddu

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