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Oggi è San Valentino: che ruolo ha la festa degli innamorati?

Abbiamo proprio bisogno di una giornata dedicata per ricordare che possiamo ancora amare?

Forse sì, e addirittura dovrebbe essere un giorno alla settimana. Magari il lunedì, così da ritrovare quella forza e motivazione per trasformare la nostra vita in un atto di volontà e non in un trascinato dovere pieno di lamentele e tanta irriconoscenza.

 

La vita è amore e spesso ce ne dimentichiamo.

Per questo è importante che qualcuno ci dichiari il suo e che una giornata sia il manifesto di tutte le affermazioni del mondo.

Di sicuro è piacevole ricevere attestazioni d’amore. Ci sono persone che nel mancare a questa rimembranza hanno addirittura rischiato la vita, a causa del partner particolarmente attento alle ricorrenze.

Ma la notizia meravigliosa è che, nonostante tutto, siamo veramente in grado di amare e l’amore non muore se lo vogliamo ricordare.

Banalmente, nonostante si possa ritenere obsoleta e inutile una giornata dedicata, alla mente fa bene ricordare e accettare che l’attaccamento è una questione di neuroni e di accettazione.

 

La scienza, la filosofia, l’arte… tutto ci riporta al bisogno di amare.

 

Ma perché negli ultimi anni si condanna questa emozione e si nota un aumento dei single? Certo, riferendoci al sentimento di coppia e non a quello relazionale umano.

Se si parla di unione di anime, la cosa difficile oggi è trasformare le famose farfalle nello stomaco in una pagnotta quotidiana che riesca a nutrire e far crescere l’unione, prima che queste volino via dopo il primo rapporto sessuale.

 

Quello che sentiamo non è quello che siamo o pensiamo.

Solo nel riconoscere il sentimento e accettare che esista possiamo provarlo e riprovarlo all’infinito.

Se vogliamo essere un po’ più concreti e maneggiare dei dati, potremmo tradurre il movimento dell’amore in sei millisecondi: proprio il tempo necessario per decidere se fuggire o attaccare un mostro o un essere innocente. Quando ci sentiamo innamorati, non abbiamo nessuna lucida capacità, come se la mente fosse spenta.

 

La scienza riconosce nel processo delle fasi: innamoramento, attaccamento e amore vero.

Le prime due nascano dal bisogno di stare bene, e la terza fase è la condizione in cui si è arrivati al compromesso. Io accetto te. E tu accetti me.

 

Attenzione: non mi riferisco a sopportare i difetti o chiudere un occhio su quel che non ci piace dell’altro.

Platone parla di accettazione e amore incondizionato.

Quella sensazione che non necessariamente rivolgiamo al prossimo, ma che possiamo provare per noi stessi. Sentirci accettati è il primo passo per riuscire ad amare qualcuno.

Se ci pensiamo, il cervello produce mille ragioni al secondo sul perché dobbiamo dubitare del prossimo e soprattutto sul perché quel che riceviamo non ci basta.

 

Quella sensazione di continua ricerca di un qualcosa che deve ancora arrivare, ci porta in ogni momento a dubitare che quel che abbiamo sia sufficiente a provare amore.

Si parla tanto di emozioni. Si narra di amore e di questo si nutre l’esistenza.

Eppure, noi siamo produttori sani di questo sentimento. Se solo volessimo ricordarlo.

 

L’amore non è casuale, quello è innamoramento.

L’amore non è cibo in natura, quello è sesso.

L’amore è un atto di volontà.

 

Anche se ci fa sembrare scemi, direi: meglio sciocchi che tristi.

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