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Partita IVA, imprenditoria e non solo: intervista ad Andrea Nuzzo

Il nostro nootso, Andrea Nuzzo, grazie alla sua semplicità, ci permette di imparare sempre qualcosa di nuovo. Poco tempo fa, grazie alle domande precise di Veronica Repetti, ha rilasciato un’intervista interessante riguardo il suo libro “Bill esce dal web”.

In questa intervista Andrea Nuzzo ci darà un assaggio di cosa significhi essere imprenditore, parlando di partita IVA, difficoltà e progetti. Troverete qualche consiglio pratico su come muovere i primi passi in questo mondo ancora poco conosciuto.

La carriera online di Andrea Nuzzo nasce grazie alla pagina di Sii come Bill. Tutti i progetti a cui è a capo hanno in comune la necessità di portare qualcosa di diverso, originale, semplice. Qui per saperne di più su come sia nato il meme di Sii come Bill.

All’inizio, “Sii come Bill” è nato per diffondere consapevolezza sull’utilizzo del web, poi ha iniziato ad affrontare argomenti del quotidiano.

Ecco che nel 2020 le vignette si trasformano in articoli, proprio grazie a questo Magazine, che nasce dalla necessità sia di approfondire i contenuti delle vignette sia di creare un team di lavoro, che contribuisse ai contenuti del network della Community.

Anche per il Magazine, Andrea ha percepito che ci fosse bisogno di un magazine semplice, ironico e che affrontasse argomenti utili, guide anche del quotidiano, non tanto notizie di attualità vera e propria

Infine, BillOver 3.0 nasce dall’esigenza di fare un qualcosa di più grande attraverso tutte quelle competenze che aveva acquisito durante gli anni di gestione di Sii come Bill. Andrea ha iniziato a fare consulenze per piccole e medie imprese e attività commerciali. 

Dopo un primo periodo di collaborazione con Michele Casula nel mondo delle consulenze, assieme decidono di fondare la società. Un mese dopo la nascita della società, è stato lanciato il progetto di punta: gli Unfluencer, ovvero dei ragazzi normalissimi che spiegano in modo facile ciò che più li appassiona e ogni giorno vi riempiono il feed con la loro conoscenza e le loro riflessioni.

Il 10 Marzo BillOver 3.0 ha festeggiato il suo primo anno.

Aprire una partita IVA: quali sono i vari step?

“Per quanto riguarda aprire una partita IVA, non è assolutamente difficile e non ci vuole coraggio. Noto che molti giovani lo vedono come il passo della vita. Anche io la vedevo così nel 2019, prima di aprirla. In realtà non c’è veramente nulla di più semplice e questo lo si capisce ovviamente con il tempo e l’esperienza.

Il primo step è andare dal commercialista, ma in realtà si può svolgere online da casa con una serie di servizi. Si sceglie un codice ateco, ovvero una serie di numeri che identificano la tua attività, il settore di competenza. Purtroppo l’attività da creator in Italia non è riconosciuta ufficialmente e quindi devi mettere altre attività di consulenza in ambito comunicazioni. La richiesta viene mandata tramite il commercialista o tramite questi servizi online all’agenzia delle entrate che poi ti fornisce la partita IVA, una sequenza di numeri con la quale tu puoi fatturare.

Ci sono una serie di altre cose da considerare perché, a seconda del codice ateco ti inseriscono in una gestione a livello di contributi Inps. Io, per esempio, sono iscritto alla gestione separata, che è abbastanza vantaggiosa, più che altro perché non essendo né un commerciante né un venditore, non devo versare delle quote fisse nel corso dell’anno, che forse è la cosa che spaventa di più chi vuole aprire una partita IVA. Tu versi in percentuale a quello che fatturi, quindi se tu fatturi zero versi zero. Tutto questo ragionamento riguarda la partita IVA a regime forfettario, quello semplificato. Ovviamente l’unica spesa che c’è è pagare il il commercialista.

Per la società è già un po’ più complesso. Bisogna decidere se farla da soli o con un socio. Il procedimento è simile perché bisogna identificare anche qui un codice ateco. Cambiano il costo del commercialista, che è più elevato, e la gestione delle tasse e degli impegni giornalieri, che risulta più impegnativa. Insomma, è un po’ più complesso, però una volta che si prende dimestichezza con la partita IVA, anche la società sembra un po’ più semplice. “

Fare “l’imprenditore” è facile? C’è qualcosa che avresti voluto sapere prima che magari ti avrebbe facilitato il percorso?

Non è assolutamente facile perché non hai nessuno che ti dia delle indicazioni precise, devi essere responsabile, tutto dipende da te.

La responsabilità è tua e quindi devi pensare a mille cose contemporaneamente, è veramente stressante. Non stacchi mai e questa è la cosa che mi dà più fastidio. Passi intere giornate o settimane senza fermarti un attimo, pensi sempre a quel qualcosa che non va o che devi risolvere. Ovviamente l’altro lato della medaglia è che sei libero, sei indipendente, poi fare quello che vuoi, l’importante è che tutto funzioni e che tu ti prenda le tue responsabilità.

Quello che avrei voluto sapere prima di questi mesi, appunto, sono la mole di preoccupazioni quotidiana che c’è, perché non è assolutamente da sottovalutare.”

Andrea, cosa consiglieresti a chi vorrebbe intraprendere questa strada ma ha ancora la propria idea “imperfetta”? Come capire se sia davvero innovativa e differente rispetto a quanto già c’è?

“Il consiglio che darei a chi vuole intraprendere questa strada è di mettersi nei panni del suo cliente tipo target e domandarsi “Ma se io fossi questa persona, mi interesserebbe quello che faccio?”. Capisci veramente se la tua idea è originale, se si distingue abbastanza dal resto del mercato. Ovviamente poi bisogna fare una serie di analisi e ricerche, però io immagino che una persona che vuole aprire una società in un determinato ambiente, è perché in quell’ambiente già ci bazzica e quindi ha una visione abbastanza critica.

Ovviamente è impossibile avere un’idea perfetta, è normale fallire, è normale fare vari tentativi ed è normale migliorare nel corso del tempo. Anche BillOver da quando è nata, è cambiata un sacco di volte perché nessuna società nasce perfetta. Bisogna ovviamente prendere in considerazione un’idea buona di qualità che ti permetta di distinguerti e di offrire veramente valore al mercato, la cosiddetta “unique value proposition”. Bisogna essere consapevoli che non si avrà mai l’idea perfetta e che si cambieranno una serie di cose nel corso del degli anni.”

Qual è invece la “unique value proposition” di BillOver 3.0?

“Che si lavori con clienti, con gli Unfluencer o qualsiasi altra realtà, prediligiamo l’etica e l’utilità, da un punto di vista sociale, del lavoro che svolgiamo. Non ci interessano le aziende che, ad esempio, fanno greenwashing o che nel loro piccolo non rispettano le persone con cui lavorano.

Cerchiamo proprio di creare valore e di lavorare con persone in linea con i nostri valori. Questa è la “unique value proposition” di BillOver 3.0.”

Fate spesso interventi nelle scuole, portando le vostre esperienze. C’è qualche aspetto del tuo lavoro che forse sarebbe necessario insegnare a scuola?

“Assolutamente sì, confermo che secondo me servirebbe una formazione in ambito proprio tecnico su quelle che sono le tasse, come funzionano, perché non serve essere un imprenditore o avere una partita IVA per informarsi su questo mondo. Sono cose che dovrebbero sapere tutti, perché alla fine le tasse, i contributi le versano anche le persone con lavoro dipendente, l’unica differenza è che si occupa del versamento il datore di lavoro e il tutto viene indicato nella busta paga. Anche il saper leggere una busta paga.

In generale serve molta più consapevolezza da un punto di vista fiscale, perché c’è tantissima burocrazia ed è quella che spaventa le persone e che spaventava me, ma poi qualcosa ho imparato. Non sono un esperto, ma confrontandomi tutte le settimane con il commercialista, vedendo quello che effettivamente bisogna fare, sono arrivato a capire almeno lontanamente determinate dinamiche. La maggior parte delle persone non le conosce, anche se è coinvolto, non è consapevole.

Poi ovviamente c’è anche la sfera emotiva, la gestione dello stress e degli imprevisti. Però secondo me si può sviluppare di più con la pratica.”

Ancora una volta, grazie alle parole di Andrea, è possibile imparare e trovare eventualmente ispirazione. Speriamo che dopo questa ricca intervista qualcuno possa trovare il coraggio per fare il “grande” passo!

Giulia Multineddu

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