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Protezione della privacy nell’utilizzo della tecnologia

Ho perso ormai il conto di quante volte mi sono sentita dire questa frase, ogni volta che racconto di quello che faccio per vivere, ossia che mi occupo di privacy e protezione di dati personali. Un entusiasmo pari solo a quello che prende quando ci si sente rispondere “a te e famiglia” agli auguri di Natale.

Un altro siparietto veramente divertente, tipo le prime due volte, dopodiché diventa stucchevole pure quello, è quando le persone, non appena sentono che sono avvocato, si precipitano a chiedermi consiglio su inquilini morosi, mogli o mariti insoddisfacenti, condòmini rumorosi. E niente, la mia risposta resta la stessa, mi dispiace, non mi occupo di queste cose, io faccio privacy e protezione dei dati personali. Ma che lavoro è? Sembra volermi dire qualcuno con malcelata compassione, quasi come se fossi un legale di serie b, un avvocato che non è nemmeno capace di scrivere una pidocchiosa lettera di diffida per quel piantagrane del vicino del piano di sopra, che gioca a calcio in casa alle 11 di sera!

 

L’importanza di privacy e protezione dei dati personali

E invece il mio è un lavoro affascinante, uno dei più belli che si possano fare. Ok, forse non in assoluto, lo concedo, diciamo che fare nascere i bambini, o salvare vite umane o progettare razzi per la conquista di Marte potrebbero sembrare decisamente più cool, ma se rimaniamo nell’ambito dei lavori legali, allora sì. Perché occuparsi di privacy e di protezione di dati personali fa due cose contemporaneamente, che sembrano all’apparenza inconciliabili tra loro, e invece non lo sono: ci porta nel futuro, nella tecnologia e nel progresso ed allo stesso tempo protegge i diritti umani fondamentali. 

Non mi credete, lo vedo. Va bene, vi racconto una storia. 

 

Supponiamo che Luisa decida di portare al parco sua figlia per trascorrere un bel pomeriggio con lei. Al mattino, Luisa controlla sul suo computer le previsioni del tempo e poi verifica sul telefono quali siano le condizioni del traffico per raggiungere il parco prescelto, che è vicino, ma non vicinissimo. Mentre vanno al parco in macchina, Luisa fa un paio di telefonate, e siccome è una mamma un po’ troppo permissiva, lascia che sua figlia, che ha solo sette anni, ma è già molto avanti in questioni tecnologiche, giochi a “Ammazza lo Zombie” sul tablet. Quando arrivano al parco, Luisa e la figlia si fanno un selfie, per ricordare questa bella giornata trascorsa insieme, poi la caricano su una app di foto editing per aggiungere orecchie da coniglio e filtri buffi, infine Luisa la posta sulle sue pagine social, dove riceve una marea di like, che, si sa, non pagano gli affitti a fine mese, ma soddisfano quella parte di ego che un po’ tutti abbiamo. Mentre tornano a casa, Luisa compra alla figlia un gelato, pagandolo con una app per il pagamento elettronico, e si ferma a fare il pieno alla macchina, con la sua fedele carta di credito. 

 

A fine giornata, un numero variabile di società in tutto il mondo con cui Luisa non ha mai interagito e di cui probabilmente non ha mai nemmeno sentito parlare, ha raccolto ed aggiornato un numero impressionante di informazioni su di lei e sulla sua famiglia, ad esempio sa dove abitano, che cosa hanno fatto nel pomeriggio, dove hanno fatto acquisti, che tipo di notizie leggono sui giornali, a che cosa piace loro giocare e quali abitudini di acquisto hanno. E non per chissà quale delirante teoria del complotto, ma perché i dati che Luisa e la figlia hanno scambiato tutto il giorno sul web hanno “viaggiato” incontrollati, si sono mescolati con altri dati, hanno tracciato questa piacevole gita pomeridiana ed hanno “profilato” dettagliatamente mamma e figlia.

 

L’importanza della privacy nell’utilizzo della tecnologia

Questa storia, non proprio questa, ma una molto simile, non l’ho scritta io, l’ha resa pubblica Apple in occasione della Giornata per la protezione dei dati personali, che si è svolta a fine gennaio. “A Day in the life of your Data” si intitolava, una campagna bellissima per far capire agli utenti l’importanza della privacy anche e soprattutto con l’utilizzo della tecnologia. 

Ma è una storia estremamente attuale, che non è e non può essere legata solo ad una ricorrenza, perché è la mia storia, la nostra, di tutti noi che ogni giorno, senza saperlo, senza rendercene conto, diffondiamo in rete tonnellate di informazioni su di noi e sui nostri cari, informazioni che forse farebbero meglio a rimanere un po’ più riservate, per l’appunto. 

Non si tratta quindi, in definitiva, di avere o non avere qualcosa da nascondere, anche se dai, siamo sinceri, qualcosina da nascondere ce l’abbiamo tutti. 

Si tratta delle nostre vite, dei nostri affetti e dei nostri diritti. Si tratta di proteggere ciò che abbiamo di più caro, di più prezioso, e questa protezione passa attraverso conoscenza, consapevolezza, e leggi pensate ed emanate per noi, per aiutarci là dove da soli non arriviamo. 

E quindi vedete, avevo ragione, faccio il lavoro più bello del mondo, mi prendo cura di tutti voi, che state qui sui social a leggere, chiacchierare, divertirvi, vivere, almeno fino a che non decidete di fare voi stessi qualcosa per voi, cioè di spegnere, anche solo per un attimo, e di godervi un momento la vostra riservatezza, senza andare a caccia dell’ennesimo like, piacevole, lo so bene, ma a cui qualche volta dovremmo imparare a rinunciare. 

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