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Risoluzione del Parlamento Europeo: libertà d’amare per tutti

Mentre siamo subissati da notizie tutt’altro che positive, amplificate da titoli sensazionalistici, che indurrebbero alla depressione anche il più fiero degli ottimisti, in Europa succedono cose che ci rallegrano e ci riscaldano il muscolo cardiaco. 

 

Europa “zona di libertà” per le persone LGBTQI

Succede, per esempio, che il Parlamento Europeo approvi una risoluzione che dichiara l’Europa una “zona di libertà” per le persone LGBTQI. Una sigla abbastanza impronunciabile, che raggruppa, per farla breve, le persone di orientamento sessuale “diverso”. Diverso da chi? Ma dal nostro, è ovvio, noi che siamo sani e normali eterosessuali, procreatori attivi di figli concepiti (possibilmente) all’interno del sacro vincolo del matrimonio. 

Lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer ed intersessuali, ma siccome elencarli tutti è troppo lungo, si ricorre alla sigla LGBTQI, che non è che sia molto più breve, o in alternativa si può dire, appunto, “diversi”. 

 

C’è stato, forse, un tempo in cui nella parola diverso non era contenuta alcuna notazione dispregiativa o discriminatoria. Un tempo felice in cui la diversità era ricchezza, scambio, arricchimento, per esempio quando si viaggiava per incontrare culture diverse, per provare cibo diverso, per vedere paesaggi diversi. Oppure quando si usciva al sabato sera e si cercava di organizzare qualcosa di diverso, cioè di figo, non noioso. Forse c’è stato, ma è chiaro che è finito, e non dipende dal fatto che non si può più viaggiare, né uscire il sabato sera.

Ormai diverso è diventato sinonimo di nemico, e spesso anche di inferiore. Il diverso non è più arricchimento, fa paura, va tenuto a bada. 

 

Un’Europa senza distinzione di orientamento sessuale

Ed è qui che interviene l’Europa, che per rispondere a quello che, più o meno sotto traccia, sta accadendo in Polonia ed Ungheria, che si stanno allegramente avviando ad una progressiva limitazione dei diritti umani, emana una risoluzione di cui non dovrebbe veramente esserci alcun bisogno. 

Una risoluzione, per fare un po’ di ripasso generale, è un atto formale del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’Unione Europea che però non ha efficacia vincolante, come invece ha un Regolamento. La risoluzione fissa un indirizzo, invita gli Stati membri ad adottare una posizione comune, richiede un intervento, esprime una posizione politica su temi di rilevanza particolare o prepara il terreno per l’adozione di una legislazione comune. 

 

È quindi allo stesso tempo un atto formale, ma simbolico, che tuttavia statuisce una posizione ed oggi ci fa davvero sperare bene su un tema che tocca così profondamente la nostra vita privata e intima. 

Sì perché la libertà sessuale e la libertà di amare ci riguarda un po’ tutti e molto da vicino. Anche noi, etero e “normali”, qualunque cosa voglia dire normale, protetti dal nostro essere giusti, dovremmo interessarci dell’argomento, perché uno Stato o una comunità che oggi nega diritti ad altri, domani potrebbe negarli a noi. La linea di confine tra “noi” e “loro” è labile e ondivaga e sbaglia chi fa affidamento troppo certo sul fatto di essere dalla parte giusta della barricata. 

 

Certo, sarebbe bello pensare che nel 2021 non ci debba più essere bisogno di una legge che stabilisca che l’Europa è e deve essere di tutti e per tutti, un luogo sicuro per chiunque, indipendentemente dall’orientamento sessuale, ma in tempi come questi, così avari di belle notizie, vogliamo aggrapparci ad ogni apertura alla speranza che troviamo. 

 

Ed oggi questa speranza ce la regala il Parlamento Europeo, che 74 anni dopo l’approvazione della Costituzione Repubblicana e la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo, torna a ribadire un concetto che ormai anche mio figlio di nove anni ha capito e interiorizzato, senza particolari problemi, ma anzi con allegro buonumore ed entusiasmo.

 

E cioè che l’essere umano è tale e va protetto, senza distinzione alcuna, senza andare ad indagare che cosa succede nella sua camera da letto, senza colpevolizzarlo perché non si innamora o non si veste o non si atteggia o non si comporta come piace a noi. 

Ma soprattutto che quelle libertà che devono a tutti i costi essere riconosciute agli altri, ai diversi, a quelli che non ci piacciono e che ci mettono in imbarazzo, non ledono in alcun modo la nostra, di libertà, e che quindi, in definitiva, di chi va a letto con chi, in un Paese che vuole definirsi civile e democratico, non dovrebbe importare nulla a nessuno. 

Ma se invece così non fosse, ci pensa il Parlamento comunitario a ricordarcelo. E questa vogliamo considerarla oggi, nonostante tutto, una bellissima notizia, che ci riempie di coraggio e di speranza per un futuro più giusto e ugualitario. 

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