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Scuole: un marzo 2021 fotocopia del 2020

È mercoledì 3 marzo, di un 2021 che sembra la fotocopia del 2020. Vado a prendere Aurora a scuola. Intorno a noi, i comuni limitrofi cominciano a cambiare colore, a chiudere le scuole, le prime sacrificate nella prima ondata, salvate tra una quarantena e l’altra, nella seconda ondata, e di nuovo pronte al sacrificio in questa terza. Ma i nostri figli hanno ancora voglia di giocare, a queste età le energie sembrano infinite. E noi stiamo lì ad osservarli crescere insieme, tra una corsa e una passeggiata, una tana libera tutti e una scivolata dopo un’arrampicata. Come sottofondo il fragore delle loro risate. A volte si sente anche un pianto, e qualche lamento simile ad una litigata, che poi, però, finisce con la pace. Sopra un tappeto di margherite in fiore, circondati da alberi pronti a germogliare, aspettando la stagione più bella: la primavera! Se la meritano proprio questa primavera, visto che la scorsa l’hanno passata chiusi in casa.

4 Marzo 2021, scuole chiuse come nel 2020

È giovedì 4 marzo, di quel 2021 che è il copia e incolla del 2020. Ma non per tutti, solo per i nostri figli. La comunicazione arriva verso mezzo giorno: dal 5 marzo fino al 14 scuole chiuse e nessun accesso ai giochi nei parchi. L’ordinanza della regione Lombardia (che prevede anche molte altre restrizioni) arriva come un’incudine sulle nostre teste. Oggi ci toccherà dire ai nostri figli che da domani non andranno a scuola, e nemmeno al parco, forse per una settimana, forse di più. Mi viene da piangere. Perché? Per tutti i sacrifici che abbiamo chiesto ai nostri figli promettendogli che sarebbe passato tutto e per quelli che ancora stiamo chiedendo loro di fare. 

Fuori dalla scuola dell’infanzia c’è un via vai di mamme dalle facce sconvolte, pochi commenti, tanta desolazione. I bambini non sanno ancora nulla, corrono al parco felici, ignari che da domani i loro giochi saranno transennati. Cerchiamo le migliori parole per dire loro che, la loro vita, sta nuovamente cambiando. Sento le mie amiche che hanno i figli alle elementari, mi raccontano che i bambini fuori dalla scuola si salutano piangendo, e anche a qualche mamma scappa una lacrima. 

Le restrizioni minano istruzione e futuro dei nostri figli

È lunedì 8 marzo di questo 2021 che odora di fallimento. Aurora, che ha appena compiuto 5 anni, sta guardando i suoi compagni dentro lo schermo del pc. Alla sua età, ma questo vale per tutte le età, l’interazione è l’unico modo di apprendere. Il gioco è fondamentale per la crescita e farlo all’aria aperta è tutta salute. Ma la scuola è chiusa e anche i parchi. Oggi, paradossalmente, potrei portarla al centro commerciale a fare shopping (adulto accompagnato da minore), stare dentro lì anche tre ore. In un posto chiuso frequentato da tanti sconosciuti. Mi sembra surreale. Arriva l’ora di pranzo, torna Emiliano, mangeranno insieme mentre io vado a fare altro. È successo altre volte, ed è sempre stato accolto con entusiasmo. Ma oggi no. Scoppia a piangere, vuole stare con me, dice che non riesce a vedermi andare via. Cosa le è successo? Ha solo bisogno di un punto fermo in questo momento di tremenda incertezza.

La violenza ha tante facce, e questa è sicuramente una delle sue peggiori, perché è riversata su chi non ha voce in capitolo: i nostri figli. Che sia una misura necessaria o meno, a questo punto non è importante, perché quello che fa male in questo momento è la leggerezza con cui si dà per scontato che ogni famiglia sopravviverà a questa nuova chiusura, che preserva briciole di economia a discapito dell’istruzione. Senza tenere conto che i bambini, sono il futuro del nostro paese, se non iniziamo a considerarli una priorità, tanto quanto l’economia, e a dar loro la giusta importanza, il futuro di tutti sarà seriamente compromesso.

 

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