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Stop alle pellicce di origine animale: alla ricerca di un business cruelty free

Indossare vere pellicce, stile Crudelia de Mon, non va più di moda. E poi diciamocelo, in un paese mediterraneo come l’Italia, in cui raramente si raggiungono temperature “siberiane”, non è necessario andare in giro in pelliccia. Al giorno d’oggi, oltretutto, è davvero una crudeltà continuare a indossare capi di origine animale, quando ormai esistono valide alternative che, per qualità ed estetica, non hanno nulla da invidiare alle pellicce vere. 

Recentemente, si è riaperto il dibattito sugli allevamenti di animali da pelliccia, quando lo scorso novembre, si è diffusa la notizia che in Danimarca i visoni di vari allevamenti avevano contratto un ceppo mutato del Covid-19; gli animali, tra l’altro, erano stati contagiati dai dipendenti che non indossavano la mascherina al lavoro. Per questioni di sicurezza, la scelta più facile è stata purtroppo anche quella più crudele, ossia, abbattere tutti i visoni.

Allevamenti di questo tipo non dovrebbero più esistere. 

Nel nostro paese ad esempio, sebbene siano pochi, esistono ancora; per ora, ci sono solo proposte di legge per chiudere definitivamente tali allevamenti, proposte purtroppo rimaste in stallo. 

 

Il divieto alla produzione di pellicce di origine animale

Fortunatamente però, in Europa ci sono diversi paesi che hanno già vietato la produzione di pellicce di origine animale. L’elenco comprende: Inghilterra, Irlanda del Nord, Scozia, Bosnia-Erzegovina, Austria, Croazia, Serbia, Slovenia, Repubblica Ceca, Macedonia e Lussemburgo, cui si aggiungono la Slovacchia, dove il divieto entrerà in vigore nel 2021 e la Norvegia che eliminerà gli allevamenti da pelliccia entro il 2025. Ci sono inoltre divieti parziali sugli allevamenti nei Paesi Bassi e in Danimarca.

Fuori dall’Europa, tra i paesi che hanno chiuso tutti gli allevamenti da pelliccia troviamo il Giappone (dal 2006), lo stato di San Paolo in Brasile (dal 2014), mentre lo Stato della California, vieterà la vendita e produzione di articoli in pelliccia dal 2023.

Ci sono comunque molti divieti commerciali riguardo la vendita di pelli animali, come nelle città americane di Los Angeles e San Francisco, le quali hanno votato per non consentire la vendita di pellicce o in India dove dal 2017 entrerà in vigore il divieto di importazione di pelli di visone, cincillà e volpe.

Le scelte etiche e cruelty-free del mondo della moda

Buone notizie arrivano anche dal mondo della moda. Negli ultimi anni, molte prestigiose firme hanno deciso di essere “fur free”, ovvero di non realizzare più capi in pelliccia animale per le loro collezioni. Tra i primi brand ad aderire ad una politica animal free troviamo Gucci, seguito da Versace, Hugo Boss, Burberry, Michael Kors e Furla. Tra i designer più attenti al benessere animale troviamo la stilista inglese Stella McCartney, il cui omonimo brand è completamente animal free; pelle, pellicce e piume sono bandite.

Last but not least, anche la Fashion Week di Londra ha imposto alcune nuove regole per i marchi che partecipano, con l’obiettivo di portare in passerella solo capi animal free.

Fortunatamente, sul tema degli allevamenti da pelliccia giungono buone notizie da molti paesi, come dal mondo della moda. 

Siamo forse sulla buona strada per creare un business più etico e cruelty-free? 

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