Part of BillOver 3.0

Articoli

Storie di ristoratori milanesi che dribblano la pandemia

Quando il problema diventa occasione

Si dice, ed è vero, che la pandemia abbia destabilizzato in modo totale il nostro modo di essere, di vivere, di pensare. Si dice, ed è vero, che la pandemia abbia rotto il filo che tiene uniti i rapporti sociali. Il digitale forzato ci ha reso, e ci sta rendendo, sempre tutti un po’ più nerd e più isolati. La paura, e l’impossibilità prolungata di incontrarci ci fanno temere, e in alcuni casi “confortevolmente” risiedere, nell’idea che l’solarci in casa possa essere il nostro auspicabile futuro. Però non sempre e non tutto è così. 

 

Otto chef a Milano dribblano la pandemia e resistono

In un settore la cui realtà in questo periodo è a dir poco difficile, per usare un eufemismo, otto persone, ma sicuramente ce ne sono anche tante altre, sfidano le difficoltà della pandemia mettendo in campo entusiasmo e creatività. 

Sono 8 titolari di altrettanti locali a Milano, tutti con storie importanti alle spalle che partono dalla gavetta fino ad arrivare a dei livelli di eccellenza, con collaborazioni con ristoranti e chef di alto livello internazionali per giungere all’indipendenza, all’apertura di uno spazio proprio, che esprima le loro identità. Quasi tutti i locali sono abbastanza giovani e aperti negli ultimi anni, ed ora? Ed ora reinventati e rinnovati con idee creative che danno spazio alla consegna, ad un delivery non fine a se stesso, ma che abbia anche una funzione di mantenimento dei rapporti sociali e di quartiere, un legame con i clienti, un filo conduttore che non si spezza e che sperano si rinsaldi una volta che si potrà nuovamente rincontrarsi tutti insieme. 

Stiamo parlando di Roberto di Pinto, titolare del locale SineAurora Zancaro, con il micropanificio Le PolveriStefano Ferraro con la pasticceria Loste CaféEugenio Roncoroni, con Al MercatoMarco Ambrosino del 28 PostiLucia Gaspari, RostGiovanni Andreoli che dirige lo storico Pastificio Irma; Roberta Lamberti, giovane titolare della Polpetteria Ta-ttà.

 

Si sono reinventati per resistere ed esistere

Tutti loro hanno reinventato i piatti per poterli proporre come delivery. Delivery che hanno, nella maggior parte dei casi, scelto di affrontare direttamente con i propri dipendenti per mantener il legame con i clienti. C’è chi è riuscito a creare una collaborazione con altri locali ed organizzare il brunch di quartiere, dove invece di farsi concorrenza i bistrot e ristoranti della zona hanno costruito un brunch, che consegnano a casa, frutto dell’unione delle loro cucine. Chi, producendo pane, ha dovuto educare i propri clienti ad un consumo equilibrato, contro lo spreco e a favore anche dell’organizzazione di chi panifica, all’inizio tutti compravano quantità esasperanti per paura che il pane finisse poi si era innescato il meccanismo opposto dove, pur di uscire andavano ad acquistare mezza pagnotta al giorno. Chi è diventato un punto di riferimento per coloro che non potendo incontrarsi in altri modi, fa del piccolo negozio che vende pasta fresca il momento di socializzazione. 

Per tutti la strada è faticosa, nella maggior parte dei casi riescono appena, quando va bene, a coprire le spese. Hanno scelto però di continuare mantenendo le proprie identità anzi cercando di svilupparle ancora di più, creando un rapporto singolare e ancora più stretto con i propri clienti, anche se non possono interagire direttamente come prima. Hanno utilizzato la bomba pandemia per inventare un modo nuovo per essere comunque vicini alle persone. Perciò buttando un pizzico di speranza e di allegria in questa difficilissima situazione, e citando una famosissima frase del film Frankestein Junior: “Si può fare!”

 

Related posts
Articoli

Perchè mio figlio dice "Io muoro"? Ecco come imparano a parlare i bambini!

Articoli

Telegram fa educazione sessuale: EdSexBOT

Articoli

Differenza tra lingua e linguaggio: quello che forse non sapevi

Articoli

Il test dello specchio: cos'è e quali animali lo superano

Rispondi