Part of BillOver 3.0

Articoli

Test dell’attenzione selettiva: tu quanto sei attento?

C’è un gorilla nella stanza!

Nel 1999 Daniel Simons e Christopher Chabris studiano tramite un test dell’attenzione selettiva alcuni comportamenti del cervello umano: questo test si può fare ancora adesso su youtube e ha anche riscosso una discreta popolarità. Di questo test ne ha parlato l’unfluencer Valentina sui suoi profili social. Effettuatelo prima di proseguire la lettura!

In cosa consiste questo esperimento?

Il compito è di osservare un breve video in cui tre persone vestite di bianco e tre di nero si passano delle palle da Basket e contare i passaggi dei giocatori bianchi. Probabilmente se si riesce ad arrivare al risultato corretto, non si riuscirà facilmente a notare un dettaglio: un gorilla che passa in mezzo ai giocatori. Questo fenomeno è chiamato attenzione selettiva: quello che i due psicologi volevano dimostrare è che se il nostro cervello è concentrato nel realizzare un obiettivo, difficilmente riuscirà a notare i cambiamenti che avvengono all’interno di un ambiente, perché quei cambiamenti potrebbero essere d’intralcio al raggiungimento dello scopo prefissato. La nostra attenzione è catturata dalle persone vestite di bianco e, per evitare di confonderci, dobbiamo ignorare i giocatori vestiti di nero e quindi anche il gorilla che è dello stesso colore.

Secondo test dell'attenzione selettiva.
Il secondo test dell’attenzione selettiva creato da Simons

Se proviamo a rifare l’esperimento mandando indietro il video, noteremo la scenetta divertente del gorilla che passa in mezzo alla stanza e si batte i pugni sul petto, tanto palese che sembra impossibile non averla vista la prima volta.

Altri studi importanti

Simons ha portato avanti anche altri studi di questo tipo: nel 1998 ha pubblicato uno studio sulla cecità ai cambiamenti attraverso un esperimento chiamato “the door”. Un attore chiede indicazioni a un passante, quest’ultimo, impegnato a capire come aiutarlo, non si accorge che l’uomo si è scambiato con un altro attore e che quindi sta parlando con una persona completamente diversa.

Il risultato delle ricerche di Simons e Chabris ci fa capire che la nostra mente spesso è così focalizzata sul raggiungimento di un obiettivo a tal punto che non riusciamo a percepire quello che ci accade intorno, avremmo voluto accorgerci della scimmia, ma eravamo troppo concentrati sui passaggi per farlo.

Un’altra riflessione che si potrebbe fare è quella sulla distrazione, che è un elemento visto sempre in maniera negativa: la distrazione causa brutti voti a scuola, fallimenti, cadute, incidenti e quindi non distrarsi dall’obiettivo è un imperativo che ci viene dato dall’esterno. Come abbiamo però visto il cervello umano non è infallibile, quindi se invece ci fermassimo e ci concedessimo di distrarci, di osservare con più attenzione le persone che ci chiedono indicazioni, se ci permettessimo di sbagliare il conto dei passaggi della palla, avremmo veramente perso qualcosa alla fine?

Chi rimane concentrato è in realtà il più distratto, il più indolente verso ciò che lo circonda, e chi si distrae forse sta solo cercando di catturare dentro di se più elementi possibili.

Sara Borzaghi

Related posts
Articoli

25 Novembre: la violenza di genere esiste ancora

Articoli

Scrivere o digitare? Questo è il dilemma…

Articoli

Anoressia e DCA: quando la nostra mente è nostra nemica

Articoli

Pinkwashing: l’ipocrisia rosa che non ripaga davvero

Rispondi