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The 8th Continent: per raccogliere i rifiuti degli Oceani

Il progetto

Nato dalla lungimirante designer slovacca Lenka Petráková, che spiega: 

“Sebbene sia un progetto non costruito, come ha detto Jules Verne, tutto ciò che un uomo può immaginare, un altro può renderlo reale e credo che oggi sia il momento di immaginare un futuro più pulito, più sostenibile dal punto di vista ambientale e modi per realizzarlo con creazioni tecniche, architettoniche e artistiche, per permetterci di costruirli per il nostro domani e quello del mondo”.

I rifiuti marini, specie quelli composti dalla plastica, inquinano una superficie di circa 1,6 milioni di metri quadrati dell’Oceano Pacifico settentrionale, una estensione che, come ha fatto notare la Petráková, potrebbe essere persino considerata l’ottavo continente del mondo.

Non è a caso quindi che la struttura sarà situata proprio nel Pacifico. 

Il prototipo 

Il progetto è formato da strutture interconnesse fra loro a forma di petalo che poggiano su basamenti simili a tentacoli con la funzione di raccogliere i rifiuti in plastica dalla superficie dell’acqua e trasformarli in materiale riciclabile.

Si compone di cinque sezioni: la barriera, il collettore, il centro di ricerca, le serre e gli alloggi per i ricercatori. Questi ultimi saranno gli unici abitanti della stazione poiché essa è stata progettata per essere autosufficiente. Si potranno così occupare dello studio dell’Oceano da molto vicino.

Il movimento delle maree alimenta la barriera galleggiante, incaricata della raccolta e selezione dei rifiuti, da inviare al collettore una volta biodegradati.

Nelle serre presenti, le piante verranno coltivate utilizzando la coltivazione idroponica, ovvero un metodo per coltivare piante senza terreno, con il solo uso dell’acqua. L’acqua sarà filtrata e desalinizzata grazie ad un impianto per il trattamento delle acque reflue.  Le serre hanno una struttura simile a grandi vele per consentire al vento di fluire nella stazione galleggiante e permettere alla struttura di resistere ai forti venti oceanici molto frequenti.

L’energia per il funzionamento di tutto il complesso sarà immagazzinata grazie a dei pannelli solari che ricoprono le serre. 

“L’oceano che dà vita sta soffrendo e dobbiamo contribuire a ristabilirne l’equilibrio per la sopravvivenza del nostro pianeta” riflette Lenka Petráková. “Non possiamo ottenerlo solo con la tecnologia, ma abbiamo bisogno di una piattaforma interdisciplinare per educare le persone e cambiare il loro rapporto con l’ambiente marino per le generazioni a venire”.

I riconoscimenti 

La designer slovacca, con il prototipo della struttura, ha ricevuto il più alto premio in un concorso di architettura per progetti che propongono soluzioni creative alle sfide ambientali. Si tratta del Grand Prix Award 2020 per l'architettura e l'innovazione del mare dalla Fondazione Jacques Rougerie, un istituto francese che premia per l’appunto progetti che incoraggiano collaborazioni sostenibili tra scienziati e designer.

Un grande esempio

È questo un esempio delle capacità della mente umana, che dall’unione di diversi studi, permetterà la creazione e la realizzazione di un progetto importantissimo. Nel caso specifico si tratta di porre rimedio agli errori dell’uomo stesso. 

D'altronde solo dagli errori si impara e che questa volta sia quella buona.

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