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Un giro del mondo in bici: cosa ci spinge a viaggiare così?

“Pensa quanto stanno soffrendo quelle due ragazze sotto la pioggia… Zaini pesanti sulle spalle e pollice alzato da mezz’ora”. Questo è stato il mio primo pensiero mentre cucinavo del riso di dubbia qualità sotto la tettoia di un benzinaio; si, stava diluviando.

Loro, che da lontano sembravano stremate, hanno improvvisamente puntato verso di me. Il mio riso era quasi pronto quando una di loro, scartando un panino, ha cominciato a deridermi senza pietà alludendo a quanta pioggia potessi prendere in un solo giorno spostandomi in bicicletta. Senza prendermela (io? Mai!), ho rilanciato sul fatto che loro fossero zuppe e tali sarebbero rimaste, mentre io, prima o poi, mi sarei asciugato sfruttando la gelida aria islandese di qualche discesa.

Non sarebbe stato meglio noleggiare una macchina? Questo è ovvio. È il consiglio che do a tutti, perché in fondo non auguro a nessuno di maneggiare i paletti della tenda con temperature raccapriccianti. 

“Ma perché? Cosa ci spinge a viaggiare così?”. 

Domanda che ha perforato la testa di ogni essere umano scomodo, autostoppista, cicloturista, o viaggiatore multidisciplinare, ovvero colui che durante un unico viaggio riesce ad utilizzare bici, treni, night bus, autostop e, perché no, barche a vela poco affidabili. 

Dopo vari anni di avventure sbagliate e distruttive ho raccolto un po' di risposte e sono pronto a creare un facile riassunto delle motivazioni che vanno per la maggiore.

 Un coetaneo in Giordania, ad una domanda simile rispose così: “Non amo rimanere spettatore passivo, preferisco il viaggiare da protagonisti!”

Per quanto possa essere rilassante stravaccarsi sul sedile di un’auto con temperatura interna a 24 gradi, una buona playlist indie, o rock’n’roll (o come vi pare), ci sono dei piccoli dettagli che andranno inevitabilmente persi quando la nostra velocità di crociera si aggira intorno ai 100 km/h.. per esempio in pochi conoscono quello strano profumo che condisce la ring road nei pressi di Jokulsarlon, o la sensazione di respirare sabbia nell’hinterland marocchino. Il finestrino tende ad isolarci dal mondo esterno, quella lastra di vetro ci impedirà di aggiungere dettagli ai nostri ricordi; le voci delle persone, i profumi, i rumori…Rimarranno lì, trasformandoci in viaggiatori veloci, disattenti e passivi.

 Viaggiando si scoprono i propri limiti, le proprie virtù, le proprie paure ed i propri bisogni ed è lì che impariamo a domarli e migliorarli. Viaggiando, capita di congiungersi a luoghi e persone del posto, fino ad essere parte di essi, fino a scoprire che, in fondo, “la magia del caso” non è poi così male. Diventando i protagonisti di situazioni sempre nuove ed irripetibili, arriviamo ad acquisire nuove abilità di analisi che ci aiutano a migliorare i nostri rapporti interpersonali, eliminando pregiudizi ed ostacoli. Come? Semplicemente affinando il rapporto con noi stessi, perché noi siamo il nostro più grande amico.

Fatto questo piccolo, breve e soprattutto leggero preambolo per lettori pigri, non perderò altro tempo nell’affermare che l’obiettivo principale di Viaggi Scomodi, sarà quello di creare in voi un insignificante accenno di curiosità verso questi metodi di vacanza alternativi, che in realtà scoprirete essere molto meno alternativi di quanto possa inizialmente sembrare.

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