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È vero che usiamo solo il 10% del nostro cervello?

10% del nostro cervello

Si dice che usiamo solo il 10% del nostro cervello e che se sfruttassimo appieno tutte le sue potenzialità potremmo acquisire incredibili abilità. Quanto c’è di vero in questa affermazione? Scopriamolo!

Origine della credenza sull’uso del 10% del nostro cervello

William James

William James (1842-1910), psicologo e filosofo statunitense, tra i padri della psicologia funzionale nonché della corrente filosofica del pragmatismo, nel suo testo del 1908, “The Energies of Men”, scriveva: «Stiamo facendo uso di solo una piccola parte delle nostre possibili risorse mentali e psicologiche».

Nel tempo, questa frase si è trasformata in “Usiamo solo il 10% del nostro cervello”. Concetto che ha trovato un fondamento con alcune scoperte della ricerca neuroscientifica dei primi del Novecento che hanno messo in luce la presenza nel cervello di ben il 90% di cellule gliali. Le cellule gliali (o glia) sostengono il sistema nervoso centrale circondando i neuroni, mantenendoli al loro posto, assicurando loro l’approvvigionamento di energia e di sostanze chimiche necessarie per il trasferimento dei messaggi. Non sono dunque direttamente coinvolte nei processi cognitivi.

La credenza sull’uso del 10% del nostro cervello nella storia è stata poi sostenuta da diversi autori, è stata attribuita anche ad Albert Einstein e assecondata nella cultura di massa (numerosi film, anche recenti, trattano questa tematica).

Lucy, film del 2014 che si basa sulla credenza sull’uso del 10% del nostro cervello

Ma allora è tutto vero?

No, non è vero. Non usiamo solo il 10% del nostro cervello. Si tratta di uno dei falsi miti più diffusi nelle neuroscienze e nella cultura di massa.

Certo, è vero che non tutte le aree cerebrali sono attive contemporaneamente (ma immaginate come sarebbe se il nostro cervello fosse costantemente attivo nella sua totalità: la nostra mente si ritroverebbe in uno stato simile a malattie come schizofrenia o epilessia!).

Pensate invece ai movimenti involontari e ai processi omeostatici e fisiologici. Si tratta di attività che il nostro cervello regola continuamente, anche al di fuori della nostra consapevolezza. Inoltre, il nostro cervello, così come qualsiasi altro organo del corpo, per funzionare consuma energia. Tende dunque ad ottimizzare le proprie risorse concentrando un maggior consumo d’energia nelle aree di volta in volta necessarie a svolgere precisi compiti.

Confutazione della tesi sull’uso del 10% del nostro cervello

Barry Beyerstein, neuroscienziato che ha confutato la tesi sull’uso del 10% del nostro cervello

Le conoscenze scientifiche di cui disponiamo ci portano ad affermare con certezza che l’uso del 10% del nostro cervello è una tesi errata e priva di fondamenti. Le tecniche neurofisiologiche hanno permesso di identificare non solo le funzioni specifiche di ciascuna area cerebrale, ma anche la loro attivazione. Non esistono studi infatti che abbiano riscontrato inattività di ampie aree del cervello.

Inoltre, gli studi sui danni cerebrali dimostrano che danneggiamenti di qualsiasi area del cervello hanno influenze su comportamenti e capacità degli individui. Questo non dovrebbe verificarsi se il 90% del cervello fosse davvero inutilizzato.

Infine, a livello evolutivo, mantenere un organo che per il 90% è inattivo sarebbe inutilmente dispendioso (il cervello utilizza fino al 20% dell’energia introdotta con il cibo) e avrebbe dovuto portare all’eliminazione della parte inutilizzata.

Cosa possiamo imparare da questo?

Dopo aver sfatato il mito sull’uso del 10% del nostro cervello, possiamo portare con noi due lezioni:

  1. la prima è che purtroppo dobbiamo lasciare alla fantascienza la speranza di poter sviluppare capacità come la telecinesi o percezioni extrasensoriali;
  2. la seconda, più generale, è che di fronte alle false credenze la scienza è sempre in grado di fornirci risposte concrete ed affidabili.

Michela Formicone

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