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Un’altra vittima della polizia morale: è rivolta tra le donne iraniane

vittima della polizia morale

Non si ferma la rivolta nazionale in Iran a seguito dell’uccisione della 22enne Mahsa Amini, vittima della polizia morale, deceduta mentre era detenuta per non aver indossato correttamente il velo islamico. Tra i manifestanti uccisi nelle proteste, spicca il nome di un’altra giovane donna, la ventenne Hadith Najafi.

Prima però facciamo un passo indietro, tornando all’origine della rivolta. Mahsa Amini è stata vittima della “polizia morale“: di che si tratta?

Mahsa Amini vittima della polizia morale

La polizia morale (Gasht-e Ershad, in persiano) è un corpo delle forze dell’ordine iraniane istituito nel 2005. Il suo compito è controllare che venga rispettato il codice di abbigliamento imposto alle donne che prevede la presenza del velo a coprire i capelli ed abiti lunghi e non aderenti.

Tale codice di abbigliamento è stabilito dall’interpretazione della legge coranica. Infatti, l’Iran è una repubblica islamica sciita, in cui vige la Sharia, la legge sacra dell’islamismo.

Per le donne che violano la legge sull’abbigliamento sono previsti arresto e detenzione, assieme all’obbligo di seguire delle lezioni per imparare come rispettare correttamente tale legge.

Proteste in Iran e manifesti con Mahsa Amini. Fonte immagine

La morte di Mahsa Amini

Mahsa Amini è caduta vittima della polizia morale mentre si trovava in vacanza con la famiglia a Teheran (era originaria del Kurdistan iraniano). È stata arrestata il 13 settembre 2022 poiché indossava in modo non corretto il velo (hijab). È stata condotta in carcere per essere poi sottoposta al corso correttivo che le avrebbe dovuto fornire le informazioni su come attenersi al codice di abbigliamento previsto dalla legge. Ma la giovane non ne è più uscita.

Le autorità iraniane hanno dichiarato che durante il corso Mahsa avrebbe avuto un infarto, che le avrebbe causato il coma. Ma la versione non torna: infatti, hanno fatto il giro del web foto della ragazza vittima della polizia morale con lividi e bende attorno al volto, come se avesse subito delle percosse. Mahsa è deceduta tre giorni dopo il suo arresto, il 16 settembre, presso l’ospedale Kasra di Teheran, dove peraltro era arrivata già in stato di morte cerebrale, secondo quanto comunicato dall’ospedale stesso.

Le proteste per la vittima della polizia morale

La morte di Mahsa Amini ha scatenato violente rivolte che sono iniziate nel Kurdistan iraniano fino ad espandersi in tutta la nazione, capitale compresa. Proteste così rilevanti non si riscontravano in Iran dal 2019.

L’ANSA riporta che dall’inizio delle proteste, iniziate in corrispondenza della morte di Mahsa Amini, gli arresti sono arrivati a 1.200 e i manifestanti uccisi sono 76.

Le donne scendono in piazza, si tolgono il velo e lo bruciano in segno di protesta e di sostegno alla giovane vittima della polizia morale (e a tutte le altre che hanno subito simili condanne). Gridano: “Donne, vita, libertà”.

Hadith Najafi. Fonte immagine: ANSA.it

La polizia in assetto antisommossa risponde con manganelli, getti d’acqua, proiettili, sia finti che veri. Sono stati proprio i proiettili veri che hanno ucciso Hadith Najafi, 20enne che era diventata simbolo delle manifestazioni. Hadith Najafi è stata fatalmente raggiunta da 6 colpi di arma da fuoco mentre manifestava assieme a tante altre donne il giorno 25 settembre 2022.

Numerose le condanne dalla comunità internazionale: negli Stati Uniti, la polizia morale e sette membri legati all’omicidio di Mahsa Amini sono stati inseriti nell’elenco delle persone sotto sanzioni. La CBC riporta che anche da parte del Canada saranno previste sanzioni.

Internet: un’altra vittima della polizia morale

Si potrebbe dire che anche Internet è stato vittima della polizia morale. Infatti, non appena le foto di Mahsa con i lividi hanno iniziato a circolare online (dal 17 settembre), il governo iraniano ha bloccato l’accesso a Internet e ai principali social network.

Pochi giorni dopo arriva la risposta del Segretario di Stato Statunitense Antony Blinken. Su Twitter annuncia l’istituzione di misure volte a garantire la libertà della diffusione di informazioni online in Iran. Ed Elon Musk non tarda a mettere a disposizione Starlink, la rete di satelliti della SpaceX per l’accesso ad Internet.

Lo scambio su Twitter tra Blinken e Musk.

E restando sul tema Internet, un’ importante caratteristica di queste rivolte è proprio il ruolo centrale che hanno ricoperto i social.

Il “lato social” della rivolta

Molti giovani iraniani, residenti all’estero, hanno partecipato alle manifestazioni usando i canali digitali.

Il profilo Twitter @Gandom_Sa007, una ragazza iraniana residente in Canada, ha diffuso un video in cui cantava in persiano “Bella Ciao, la canzone partigiana diventata simbolo di libertà e rivoluzione. Il video è andato subito virale, arrivando ad oltre 3 milioni di visualizzazioni.

Giovani donne iraniane in sostegno della vittima della polizia morale Mahsa Amini hanno compiuto il gesto simbolico di tagliarsi i capelli: infatti Mahsa era stata arrestata proprio perché le fuoriusciva una ciocca di capelli dal velo. I video in cui compiono questo gesto hanno fatto il giro di TikTok.

L’obiettivo di questi “attivisti social” è di dare una voce a coloro che stanno manifestando in Iran, la cui possibilità di espressione è impedita dalla censura.

Michela Formicone

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